giovedì 29 luglio 2010

Mare o montagna? (l'uomo di terra)


Mare o montagna? Sembra un inutile, tedioso quesito da tg1. Molti di voi avranno già le idee chiare, altri invece improvvisano, uomini dell'ultimo minuto.
Che poi a me questa domanda fa venire in mente gli estremi: bene o male? Yin o yang? Sole o luna? Maschile o femminile?... Come non esistessero le vie di mezzo, le famose sfumature di grigio: collina con piscina ad esempio. La vita poi è una sfumatura di grigio, viviamo dentro le sfumature di grigio, ma di questi periodi ci chiediamo: mare o montagna? Come non esistesse altro. Quel leggero imbarazzo a ricevere questa domanda se si rimane in città: una città in una pianura... magari vicino ad un fiume. Ti viene quasi da domandarti: dove sono se non sono né al mare né in montagna?
Ma mare e montagna è una metafora, un estremo... La montagna è poi la terra e anche se sei in collina puoi considerarti in montagna. E il lago non è poi così diverso dal mare... anche se voi direte: beh sì, ma non è la stessa cosa...
Mare o montagna? Che dilemma! Quale penosa scelta si prospetta in questi giorni d'estate!
Ma tutta questa introduzione, questo girare intorno, in realtà era solo una scusa per dire: mare e montagna.
Mare e montagna sono la natura e la natura è una! Mare e montagna devono stare insieme... L'uno contiene l'altro, l'uno abbraccia l'altro, si completano...

Mare o montagna? No, mare e montagna! Perché viverne uno? Perché privarsi dell'altro?
Mare e montagna sono un tutt'uno, sono insieme... perché scegliere diversamente?

Ma l'uomo di terra, lui... lui non ha scelta:


L’uomo di terra

Il mio sguardo non regge l’ azzurro verde del mare.
L’amo, ma la brezza sulla riva mi trapassa la carne
e soffia sulle corde dell’anima un dolore… mi porta via.

Mi porta in un vortice di fantasmi con cui parlo, rido.
Gioco e prendo il sole nel mentre di una mia fissità,
rotta dall’acqua salata che lucida e tremola il paesaggio…

Così gli giro le spalle e torno sui miei passi:
porto via il bimbo che vorrebbe tuffarsi, creare un castello
e perdersi nel calore di un abbraccio che riconosce casa…

Mentre mi rifugio sotto la quercia delle mie radici,
la marea, entrata dagli occhi, rivuole la fonte…
ed il bambino si rannicchia su se stesso.

Ora sogna di andare via da questa terra:
ma io sono qui, nell’ieri come il mio domani,
in attesa che il mare si ricordi di me
e mi venga a cercare…



P.S.: con questo post mi congedo da voi per le vacanze estive. Dove andrò, a questo punto, l'avrete capito... E voi? Mare o montagna??
Ci rileggiamo a settembre...

sabato 24 luglio 2010

Questo strano virus chiamato uomo

Così assorbiti dai nostri giocattoli... ci dimentichiamo di guardare le stelle.

Forse, quello che segue, è il resoconto di un alieno che ci osserva; forse, quello che segue, è il frutto di una coscienza risvegliata dalle ceneri di un pianeta...

Visitiamo un luogo e nella maggior parte dei casi andiamo a vedere delle città: umane architetture, umane chiese, la loro umana storia. Andiamo ad ammirare umani dipinti, sculture, umane composizioni. Scattiamo fotografie digitali, rispondiamo al telefonino, ci mettiamo al computer portatile nel nostro peregrinare, spostandoci con automobili climatizzate o con l'ultimo più veloce treno: umani giocattoli che utilizziamo nell'umana città abitata da esseri che tengono al guinzaglio altri esseri. Siamo così presi a guardarci allo specchio, così catturati nel guardare quanto siamo bravi da percepire la sensazione di essere soli, fino a non vedere quello che c'è intorno, o quel che ne resta...
Narciso, vedutosi riflesso in uno specchio d'acqua, si innamorò di quell'immagine di uomo fino a morire affogato nel tentativo di raggiungerla: eppure avrebbe dovuto vedere solo dell'acqua.

La realtà è interpretata dall'uomo attraverso una sua visione antropocentrica che si allontana come una retta divergente da quella naturale.
L'uomo non vuole accettare o vuole dimenticare di essere un animale come qualsiasi altro su questo pianeta e si racconta tutt'altro. Lui fa distinzione tra sé e ogni altra creatura vivente ritenuta inferiore, tra sé e l'ambiente in cui vive. Crea un suo ecosistema fatto oggi per lo più di cemento e metallo: oramai poco importa se è impiantato sulla terra o sulla luna, purché possa essere replicato con i suoi comfort.
Il mondo è plasmato secondo il suo pensiero e sottomesso ai suoi bisogni: la naturalità del suo istinto è ormai limitata al bisogno di possedere beni e guadagnare prestigio al solo scopo di dominare.
L'estraneamento dal resto del pianeta, a vantaggio di ambienti in cattività dove prospera, non gli ha più permesso, nel corso delle generazioni, di relazionarsi con l'ambiente circostante, finendo per sottostimarlo, dimenticarlo. L'uomo ha finito per vedere e sentire solo sé stesso: il risultato è lo squilibrio nei confronti degli ecosistemi circostanti.
La visione umana della realtà risulta distorta e di consequenza distorte sono le sue azioni.
L'uomo tende a conquistare, nel suo gruppo, una posizione dominante. Quando le risorse mentali, nell'arco della sua evoluzione, glielo hanno consentito, le ha utilizzate in maniera prioritaria per controllare i suoi simili attraverso il dominio di istituzioni quali le religioni, le comunità, gli stati, creati dall'uomo stesso per soddisfare l'esigenza di regolare i rapporti sociali e di condotta etica all'interno del suo clan.
Un gruppo ha soppresso l'altro: il Sapiens il meno attrezzato Neanderthal; un paese un altro paese; una religione un'altra religione, fino ad arrivare ad una élite che governasse su di una maggioranza assoggettata.

L'evoluzione dell'uomo, sfociata in sovrastrutture e logiche di potere, si è rivelata di fatto la sua involuzione:


L'uomo ha creato, l'uomo ha plasmato, ma non ha mai avuto, ne ha, le risorse mentali per autogestirsi: il passaggio da facente parte della catena alimentare, a padrone incontrastato al di sopra di essa, non è mai stato coadiuvato da un cambiamento adeguato di mentalità e così le acquisite capacità sono state per lui un'arma a doppio taglio: un'arma in mano ad un bambino.
Il bambino trovandosi a gestire una situazione più grande di lui finisce per fare dei danni:
Sfruttamento incontrollato delle risorse; squilibrio all'interno delle società umane della distribuzione delle risorse stesse; distruzione di svariati ecosistemi e di altre specie animali; inquinamento. Fino ad arrivare a condizionare il clima al livello planetario.
L'uomo ha perso il contatto con la natura di cui fa parte, sentendosi altro: il risultato è che non è più stato in grado di stabilire un equilibrio e un dialogo con essa e con sé stesso, finendo per perdere il controllo, imboccando la strada per l'autodistruzione. Quello che egli chiama civiltà e modernità, altro non è che l'apice di un degrado che lo rende sempre più estraneo al contesto.
La natura ha una soluzione semplice e radicale per i fallimenti degli sviluppi delle sue forme biologiche: l'estinzione. Così è accaduto anche in passato per specie che hanno dominato e totalizzato il pianeta quali i dinosauri: così accadrà ancora per chi non sarà capace di correggere il proprio percorso evolutivo.
Pasolini ha sempre avuto una lucida visione della parabola del cammino umano. Egli riteneva che l'evoluzione dell'uomo moderno, nell'era del consumismo, delle grandi asettiche metropoli standardizzate, dovesse necessariamente implodere nel ritorno ad una vita contadina: in sostanza aveva intuito la necessità di un ritorno al contatto con la natura e a delle strutture sociali più semplici ma vere e soprattutto più identitarie.
Il maggior successo dell'homo sapiens sapiens va ricercato nel suo passato e deve tornare a far parte del suo futuro, se vuole averne uno.
L'uomo deve necessariamente ripensare se stesso anche sacrificando l'agiatezza acquisita. Deve riappropriarsi della visione del "sé nel tutto", abbandonare l'istinto di dominio e far sua quell'umiltà che oggi non gli appartiene. L'alternativa è il proseguio di un'involuzione che lo rende sempre meno appartenente al mondo animale e sempre più simile a un virus per un pianeta che ha pronto il suo vaccino.


domenica 11 luglio 2010

Scatti dal giardino


Nascita:


Carro armato a banana:


Arance:

Fuga dal vaso:


Cuore puro:


Giardino in sovrappeso:


Giallo yellow:


Margheritae


Soli in terra:


Spider tartle:


Grossegrasserosse:


Futura fragola:


Popolazione viola:


La rossa in velluto:


La mora fiorata:


Cappottamento in curva:


Esplosione:


Gioventù affamata:

venerdì 2 luglio 2010

No Bavaglio: qui Roma; qui Palermo; qui Milano

1° Luglio 2010, Giovedì. Qui Roma:
Piazza Navona gremita, eterogenea di colori, ricca di fantasia. Era importante esserci anche al di là delle parole, dare un segnale. E' la manifestazione madre indetta dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana e condotta dalla "ribelle" del tg1 Tiziana Ferrario.
Sono presenti (dimostrazione dell'incoerenza e dello sbando di questo paese: leggere le parole che seguono con verve ironica) le bandiere del partito professionista nella lotta al conflitto d'interessi, che si è sempre schierato contro ogni forma di legge bavaglio, vera spina nel fianco di questo governo: il PD. E' presente la sola Rosy Bindi, almeno fino a quando non è acclarato il successo della serata, allora viene raggiunta da tutti gli altri, Bersani in testa, per un'operazione immagine e simpatia. Non presteranno mai attenzione alle parole sul palco. Non verranno fischiati, contestati (tranne un caso isolato), presi a pomodori.

Si apre con l'inno di Mameli e si alzano le agende rosse al cielo, sventolano le bandiere viola, rosse, di Sinistra e Libertà, dell'Italia dei Valori che ha allestito uno stand per il referendum (unica a proporlo) con tema: NO al nucleare; NO all'acqua privatizzata; NO al legittimo impedimento... Poi una copia della Costituzione per tutti. Di stand ce ne sono: c'è quello del film le dame e il cavaliere; delle agende rosse che distribuisce agende; lo stand di emergency. Ci sono anche tanti cartelli con slogan "fai da te".



La sorpresa della serata è Saviano, che compare con il clamore dei presenti circondato da seriose guardie del corpo. Se ne ammirano oltre alle parole, il coraggio di esporsi. Ci spiega che impedire questa legge è anche un servizio all'Europa tutta, e poi: "mi hanno ferito le parole di Dell'Utri che per l'ennesima volta definivano Mangano un'eroe". I nostri eroi sono diversi...Alcuni dal palco si illudono sperando in un'azione decisiva da parte di Napolitano (santa ingenuità!). Spiccano però in positivo gli interventi di Ottavia Piccolo, che ha recitato una riduzione teatrale delle memorie di Anna Politkovskaja e Stefano Rodotà. Ma bravi tutti.
Tra le persone si aggirava anche la D'Addario. Lei sì, viene additata e allontanata: brutto momento per la democrazia, ma un favore alla sua persona e credibilità, vista l'intenzione di cogliere l'occasione per proporre il suo libro. C'era il bravissimo Zoro, dal web alla Dandini con merito: "ho fatto foto con magliette peggiori... anzi..."
C'era soprattutto Fassino, che battibecca con gli esponenti delle agende rosse e scappa quando gli viene ricordata la confessione pubblica di Violante, chissà perché:




Qui Palermo:

La città si sveglia imbavagliata. Nella notte le statue hanno una stoffa viola sulla bocca e depliants informativi nei pressi.
E' in programma un sit-in presso una strada in cui non viene però interrotta la circolazione dei veicoli. Discreto il numero dei partecipanti.
Tra gli altri si aggira Tony Troja, cantante e opinionista politico molto apprezzato noto nel mondo web e dell'area viola.
Prima saluta i fan:

video

Poi scorge bandiere di Sinistra e Libertà e la cosa non gli piace. Sulla sua pagina facebook scriverà: "non ce la fanno proprio a non mostrare la loro vera natura... però, poi, non si lamentino se gli dicono "comunisti" ". Sinistra e Libertà aveva organizzato il sit-in con il Popolo Viola di Palermo. Per Tony il Popolo Viola, apartitico, non si deve confondere con bandiere politiche.

Qui Milano:
Piero Ricca a condurre sul palco. Personalità e presenza anche nella città milanese.
Qui, a mio giudizio e non me ne vogliano Saviano e company, il miglior discorso della giornata. A tenerlo è Peter Gomez, giornalista del Fatto Quotidiano.



Tre città: nord, centro e sud, per una manifestazione che ha coinvolto tutta l'Italia. Temi che interessano, o dovrebbero interessare, la vita di ognuno di noi.



P.S: Un ringraziamento ad Alessandra per la corrispondenza da Palermo.