venerdì 13 aprile 2012

Scatti di un ripensamento di primavera

Cronaca del volere della natura

di Stefano Perni


Capita che nei giorni in cui solitamente l'uomo festeggia la rinascita della natura e la cacciata dell'inverno, questo si riaffacci a ricordarci che nulla è scontato... e che lei, la natura, dispone fuori dalle nostre logiche.

Uno scatto è lo sguardo interiore di un uomo che racconta un mondo fuori ed uno dentro di lui...



Premessa di primavera

(Roma - RM)








Bufa*

(Castelsantangelo Sul Nera - MC)

* nel dialetto umbro indica il nevicare con vento di tramontana







Intirizziti

(Castelsantangelo Sul Nera - MC)









Il volo

(Castelsantangelo Sul Nera - MC)









Ombra verde

(Castelsantangelo Sul Nera - MC)








Albero pasquale

(Castelsantangelo Sul Nera - MC)









Lampione canuto

(Castelsantangelo Sul Nera - MC)









Mondo bicromo

(Castelsantangelo Sul Nera - MC)










Ma tulipe dans la neige

(Castelsantangelo Sul Nera - MC)










Volo nella tormenta

(Castelsantangelo Sul Nera - MC)








Pandoro

(Castelsantangelo Sul Nera - MC)










Piano infarinato

(Castelsantangelo Sul Nera - MC / Castelluccio di Norcia - PG)










Solitario

(Pian Perduto - MC)










Zucchero a velo

(Castelluccio di Norcia - PG)










Cavallino curioso

(Castelluccio di Norcia - PG)









Cronache castellucciane:

(è uso, in Castelluccio di Norcia (PG), scrivere sulle pareti dei caseggiati gli avvenimenti più significativi del paese)



Cronache osé

(Castelluccio di Norcia - PG)

Traduzione: Durante i festeggiamenti del matrimonio è avvenuto un accoppiamento: mentre quello impegnava lo sposo in discorsi improbabili, lei si dava da fare. (se vogliamo, una sorta di ripensamento)








Cronache politiche

(Castelluccio di Norcia - PG)

Traduzione: I vip alla prima riunione hanno dovuto evacuare velocemente... per voler troppo comandare sono rimasti con un pugno di mosche in mano.








Coperta di patchwork

(Pian perduto - MC)









Scorcio d'Italia

(Castelluccio di Norcia - PG)








Scioglimento

(Castelluccio di Norcia - PG)


martedì 10 aprile 2012

L'ARCHETIPO DELLA PALINGENESI


di Stefano Perni


Cassandra è consapevole che la profezia catastrofica non è finalizzata al riconoscimento della bontà della stessa, ma alla riflessione sulle cause che portano ad un inevitabile effetto, affinché l’evento non si ripeta ancora o ci si prepari adeguatamente. La falsa profezia ha invece, in sé, secondi fini o un’umana atavica paura che si manifesta in archetipi.



S.P: I bambini, stimolati dai maedia, parlano della fine del mondo. In una scuola media, lo scorso anno, i ragazzini in classe sono giunti ad una conclusione riguardo la profezia di fine 2012: hanno dedotto che questa, facendo leva su istinti primordiali, è funzionale al consumismo; il pensiero di giorni difficili induce ad accumulare beni oppure, non avendo una prospettiva di futuro, a spendere ogni avere.


Sonia P.: Il bisogno di rinnovo totale del mondo, a partire dal mito del diluvio universale presente in molte culture, nasce dalla consapevolezza che l’uomo ha della sua imperfezione e del dualismo bene – male che contrassegna la sua esistenza. Le azioni che egli compie danneggiando sé stesso, i suoi simili e ciò che lo circonda, si stratificano e si sedimentano nel tempo, divengono ingestibili e difficili da metabolizzare, al punto che l’unica soluzione possibile rimane la palingenesi.

Lisa P.: Ogni tanto mi imbatto nel web e nella programmazione Sky su previsioni, profezie, analisi sulla correttezza delle date e interpretazioni, il tutto con toni da vera fine del mondo e questa cosa mi disturba come genitore: premesso che ovviamente non credo alla fine del mondo, penso comunque che ci siano da fare alcune considerazioni.

1. Se ci dovesse essere una fine del mondo a oggi conosciuto (che può voler dire involuzione tecnologica, guerra mondiale con dissesto ecologico, sconvolgimento radicale dal clima) comunque non si potrebbe prevedere (al massimo evitare in quelli che sono comportamenti umani tipo evitare di distruggerci con un bombardamento) e tante chiacchiere a vanvera non servono a niente.

2. Se non dovesse avvenire niente invece, quanta ansia è stata messa a persone ipersensibili e suggestionabili (e lo chiedo perché già mio figlio, solo a sentirne parlare dai suoi compagni di classe, ha voluto saper tutto sulla fine del mondo) tipo bambini, persone fragili, adepti di sette religiose suicide???

Ma non c'è davvero niente di più importante di cui parlare che le previsione (mal tradotte) dei Maya?



S.P.: Sulla questione che l’annuncio di certi eventi possa essere utilizzato come distrazione di massa, mi limito a dire che determinate notizie (Maya incluse) sono un bel potenziale nelle mani sbagliate, e che la paura è un ottimo veicolo di controllo. Se questo avvenga o meno lo lascio alla sensibilità del lettore.


Parlare di una previsione catastrofica naturale servirebbe solo se vi si potesse porre rimedio... o un tampone. Non mi sembra abbiamo la tecnologia né per l'uno né per l'altro. Sul primo punto dell’intervento di Lisa si pone però la questione su due tipologie di fine del mondo. Quella causata dall'uomo è certamente prevedibile e, solo teoricamente, rimediabile.


Da tempo denuncio l’involuzione umana a dispetto dell'avanzare tecnologico. La metafora che più mi piace evocare è quella del bambino con la pistola carica in mano: è solo questione di tempo... In sostanza, lo sviluppo della mente umana non è al passo con gli strumenti tecnologici in suo possesso, ergo: ci vorrebbe un’evoluzione che scongiurasse l'involuzione. Ecco dunque rendersi necessaria la riforma della mente.


Visto che non abbiamo la necessaria maturità né le concrete possibilità di rimedio ad un evento quale un immediata catastrofe, sarebbe logico non trattarla affatto, andando mestamente verso il destino previsto dai Maya.

Ma dubito che i Maya si riferissero ad un evento causato dall’essere umano. Ho troppo rispetto di quella cultura per pensare che, la loro, potesse essere una così poco “scientifica” previsione di stampo antropocentrico (sempreché l’abbiano davvero fatta, questa previsione). Semmai potevano avere nozioni riguardanti un cambio di polarità del campo magnetico terrestre (che sembra, a detta di alcuni scienziati, imminente) o di questioni similari (moti millenari). Nel qual caso la causa esula dalla componente umana, e ci sarebbe veramente poco da fare.


Se non dovesse avvenire nulla, cosa molto probabile nel corso del 2012, gli effetti sono quelli che Lisa descrive e riguardano precipuamente le persone più esposte. Del resto già ai precedenti passaggi di millennio (e non) abbiamo assistito a simile ansie... Sono energie psichiche gettate che, in alcuni casi, possono provocare effetti quali la perdita del controllo. Si tratta di previsioni, queste ultime, che ricorrono nella storia dell’uomo: il suo sentirsi in difetto, la consapevolezza dei suoi limiti, come ben esposto da Sonia, causa il bisogno di redenzione attraverso la distruzione "purificatrice", dalla quale emergono solo pochi eletti. In sostanza, ad essere schietti, sono previsioni dettate dalla pochezza dell’uomo, o, se volete, dalla sua manifesta immaturità. Dunque la stupidità, propriamente chiamata in causa nell'umano esercizio del male (molto spesso fine a se stesso), può ben essere estesa genericamente all'intera umanità rispetto al mancato sviluppo del suo intelletto.


L’imminente fine del mondo predicata, a suo tempo, da Yehoshua ben Yosef (personaggio storico su cui si è strutturato il "mito" di Gesù) e da altri profeti suoi contemporanei, è stata una questione al centro dei primi emergenti gruppi cristiani. Questa e molte altre profezie, le svariate volte in cui il cinema ha “distrutto” New York ed il mondo in genere, sono solo alcuni degli esempi delle fallaci previsioni e sensi di colpa che manifestano la consapevolezza della precarietà dell’uomo e, al contempo, mettono in evidenza il suo egocentrismo. L’evento è spesso attribuito alla punizione divina e altrettanto spesso accompagnato dal bisogno di una guida al di fuori di lui che lo salvi o lo guidi lontano dai propri limiti.

In chiusura, farei una precisazione su cosa si intende per "mondo" quando si annuncia la sua dipartita: il pianeta terra avrà certamente fine per cause naturali, mentre l'essere umano ha buone probabilità di estinguersi prima (noi non siamo il mondo!) e questo, probabilmente, per sua mano. Certamente abbiamo causato l'estinzione di numerosi esseri viventi sul pianeta, e contribuiremo ancora ad eliminarne. Nell’attesa che venga il suo turno, il “bambino – uomo” deve temere solo se stesso…


Barbara T.: Diciamo la verità, siamo stati ingannati. Siamo come le popolazioni precolombiane che, vedendo arrivare degli stranieri sui vascelli, pensavano fossero gli Dei ritornati dalle alte sfere. Invece erano i conquistadores. Forse è questa la profezia dei Maya. ;-)








domenica 1 aprile 2012

Il fallimento di una generazione

UNA SORTA D'ESTINZIONE


La domanda è il tassello indispensabile per un proprio, indipendente, sistema di pensiero. Sistemi indipendenti di pensiero, messi a confronto, producono un'evoluzione. La mancanza d'evoluzione porta al suo opposto e, dunque, all'estinzione. In ultima analisi la mancanza di domanda porta all'estinzione.



S.P.: Leggevo questo, stamane, su un social network:


"Sono bastati 20 anni tra pagliacci, puttanieri, ballerine e pseudo oppositori per far credere al popolo italiano che perdere ogni diritto acquisito con anni e anni di lotta è la normalità." (L.G.)


Leggevo questo e, per associazione d'idee, pensavo a dieci anni fa: quando moltissimi (da duecentomila ad un milione, a secondo delle fonti) prendevano d'assalto Circo Massimo in Roma per difendere un diritto, quello previsto dall'art.18... E mi chiedevo dove fossero finite quelle persone. Da una folla all'altra, sempre per associazione, mi domando poi che fine abbiano fatto quegli uomini e donne che solo poco tempo fa (il 5 dicembre 2009) invasero Roma per chiedere la caduta di un governo.


Che fine abbiamo fatto? Dove si è andata perdendo la mia generazione che era chiamata a dire la sua nel momento della propria presunta maturità? Sembra non porsi più domande... sembra disinnescata, incapace dell'arma della riflessione e del pensiero, consegnata a chi la controlla nello stato emotivo.


Le domande trovano sempre meno posto nell'assuefazione ad una realtà parallela che confondiamo per normalità. Se ce le ponessimo ancora, quelle domande, troveremmo le risposte solo nell'addomesticamento a cui siamo stati sottoposti dai personaggi che si sono succeduti alla poltrona di comando che noi ci illudiamo anche, paradossalmente, di avere liberamente eletto.


L'emotività (Da una mia e-mail in risposta ad un'amica n.d.s.):

Il bisogno di condividere il dolore è umano e, come sottolinei, terapeutico. Del resto non siamo dei robot e non possiamo pretendere da noi stessi di mantenere freddezza e raziocinio in determinate situazioni. Sottolineavo (nella mia precedente e-mail n.d.s.) l'amplificazione di questa naturale predisposizione umana a tal punto da farne uno strumento di controllo di massa. Come sai, sono molto attento a come i media interagiscono con i suoi fruitori. Qualche nozione a livello di psicologia e controllo della mente ce l'ho e, molto spesso, mi diverto ad osservare il "dietro le quinte" dei meccanismi inseriti in pubblicità e trasmissioni: a volte ne sorrido, ma poi penso a chi, quegli strumenti, non li conosce, oppure a chi li conosce ma abbassa le difese (è sufficiente avere un atteggiamento passivo per esserne influenzati, io stesso mi "sorprendo" ad esserlo).

Per quella che è la mia opinione, che questi meccanismi vengano messi in atto dai media è palese. Del resto non è un segreto che lo studio della mente, in un primo momento applicato alla pubblicità, è poi stato utilizzato in ambito politico. Ma non è esatta nemmeno questa successione: in realtà determinate conoscenze erano note da secoli ad alcuni ambienti che le hanno utilizzate, nel tempo, a scopo di controllo di massa... La successione a cui facevo prima riferimento è quella in seguito alla diffusione universitaria dei concetti, divenuti così di dominio pubblico.

Un fatto è certo: la presa emotiva di massa sposta l'attenzione su alcuni argomenti... Tende ad insinuare determinati concetti o posizioni da tutti emotivamente approvate o sentite, addirittura, di propria concezione: dunque questo tipo di controllo, se scientificamente applicato, produce precisi effetti. Tra gli effetti prodotti, sicuramente, l'abbassamento del ragionamento critico e riflessivo di fronte agli aventi.

In facebook "l'approccio emotivo" di interazione è stato asportato dal modello televisivo che, in questo senso, bombarda (tu frequentando molto poco il mezzo, ne sarai rimasta parzialmente immune, comunque colpita solo di riflesso). Ma ho notato ultimamente un'evoluzione positiva nei network... Con il tempo, la predisposizione naturale di facebook all'aggregazione e al confronto del pensiero (parlo di facebook perché è il più popolare network e quello che meglio conosco) ha creato alcuni anticorpi al sistema emotivo "imposto".

Esempio di sistema emotivo imposto è stato Monti premier: da tutti accolto a braccia aperte e tappeti rossi sull'onda di una crisi di proporzioni epiche, ad un centimetro dal baratro (così è stata presentata) e con mister B finalmente, dopo lunghissimi anni di attesa, tolto dai piedi... (vedremo poi che si è tolto solo da quel ruolo ma mantiene media e potere). Combinazione emotiva multipla vincente dal risultato pressocché scontato come "risposta" della massa... Eppure bisognava fermarsi a ragionare due minuti, e non è stato fatto se non da una manciata di persone...

Una precisazione: la mia non è un'invettiva contro l'emotività: chi scrive poesie lo è necessariamente, emotivo...


La pur lieve ripresa del pensiero, a guardar bene, somiglia molto a quel sussulto, da parte di una nicchia, poco prima dell'encefalogramma piatto...


Che fine abbiamo fatto? Cos'è la democrazia? Ci siamo dentro e qual'è il confine? Perché perseguiamo in un sistema economico distruttivo e diamo, per giunta, lo scettro di comando a chi lo propaganda?


La verità è che la mia generazione ha fallito, e sarà ricordata come quella che si è lasciata sopraffare da una manciata di lobbies economiche e religiose. E' quella che si lamenta in rete più che in piazza, che si indigna più che incazzarsi, quella incapace di interrogarsi o di porsi i giusti quesiti, incapace di sentire le storture dell'artifizio, disorientata nel distinguere il buono dal cattivo: e se non distingui più il bene dal male sei anche incapace di combatterlo.


Forse un certo tipo d'uomo, aduso all'esercizio del pensiero, alla reazione al sopruso, fa parte oramai del passato... Nuove generazioni sono nate sotto il segno di "uomini e donne" di Maria De Filippi: e anche questo segna una sorta d'estinzione.