giovedì 4 novembre 2010

Io sono strano

Io sono strano.
La mia è una lucida presa di coscienza, un'ammissione pesata nel confronto con l'umanità che mi circonda, un coming out.
L'ho sempre saputo, sin dai banchi di scuola. Il mio modo di vedere non rispecchiava quello del branco. Non assumevo gli atteggiamenti della corrente per farne parte. Io correvo da solo. Mi interrogavo e mettevo in discussione i comportamenti davanti ai miei occhi cercando di carpirne l'origine. Criticavo la metodologia di valutazione di un opera letteraria o il significato della parola di un dio e della sua presunta esistenza con il professore di turno. Un precoce psicologo o un dissidente in erba direi.
Io sono strano... e come ogni persona strana sin da piccolo avevo il sentore di non essere compreso, quasi fossi piombato con la mia logica in una famiglia a caso, in una classe a caso, in uno Stato a caso. Forse ero un alieno che era stato lasciato lì tra gli umani, forse una nuova specie di sapiens, una variante: ricordo di queste congetture da ragazzino.
Le persone intorno a me erano conformate ai sistemi. Le persone intorno a me si ponevano poche domande...
Quando ho fatto il militare ero visibilmente estraneo al contesto: a pochi giorni dal congedo potevo essere scambiato benissimo con l'ultimo arrivato. Io, così impermeabile alle logiche imposte, camminavo sempre sulle mie gambe e sulle mie idee... e se inciampavo era per quelle.
Io sono strano, lo sono tuttora, ma di strani, come e più di me, ne ho incontrati nel mio cammino... nei libri, nelle canzoni, di persona: questo mi ha fatto sentire meno strano.
Sono strano, me lo dite voi uomini e donne perché penso che donne e uomini, fisico a parte, hanno la stessa testa... e se non ce l'hanno è solo per un'influenza culturale.
Poi penso che posso imparare anche da un bambino: anche per questo sono strano.

Io sono strano, molto strano, perché ho sempre avuto il desiderio di un'evoluzione e il timore di essere il giorno dopo ancora uguale a me stesso.
Ma io sono strano soprattutto perché scrivo e mi interesso del mondo intorno a me invece di farmi gli affari miei. In particolar modo sono strano quando scendo in piazza anche per il futuro di tuo figlio quando io non ne ho...

Io sono strano, lo hai capito. Non sono spensierato come te, inconsapevole di dove ti stai dirigendo, che vivi alla giornata nel limbo di una superficiale felicità che difendi girandoti dall'altra parte.
Io sono strano. Non meglio, non peggio: strano. Questo è un dato di fatto che si è accresciuto con l'età, una forbice che si è divaricata negli anni. Tanto più ero bisognoso di input, tanto più ero qualcosa di diverso dal mio primo me e da te, che sei rimasto sempre lo stesso.

Il mio è un cammino, ed è senza ritorno, ma è il mio strano cammino e non ho rimpianti.

Io sono strano perché non sono come te, che con la tua vastità sei la "normalità". Lo sono nei tuoi confronti, perché sei tu che mi ci fai sentire: da solo nemmeno me ne accorgerei.
Sono strano, e ci sono così abituato a tal punto che mi ci presenterei quasi: "piacere, sono strano", tralasciando anche il nome.
Sono strano, e devo dire che mi piace, perché strano è diverso e diverso è una risorsa... ed è strano che tu non lo capisca...

Sono un essere pensante, che piange e ama, quindi strano... e non vorrei assomigliare a te, uomo, del quale a volte mi vergogno...


2 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. In effetti è stato... strano ^__^

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