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sabato 10 marzo 2012

A cena con un montiano

Nel novembre del 2010 mi trovai a scrivere "a cena con un berlusconiano": un interessante viaggio esplorativo nei meandri di berluscònia con una conoscenza fatta attraverso un'amicizia comune. L'oggetto della cena era stata la comprensione di una fede nei confronti di un uomo e le sue ragioni: compresi che parlare di ragioni, di fronte ad un dogma, equivale ad una bestemmia...

Ora, il caso vuole che ieri sera mi sia trovato a cena con l'amico che fece da tramite per quel surreale incontro: un mio coetaneo che fino a qualche mese fa condivideva con me molte posizioni sull'operato del l'ex premier-clown (attenzione: ha abdicato solo per la prima carica).
All'indomani della "salita" montiana, ci eravamo già incontrati di fronte ad una pizza: nell'occasione mi disse che apprezzava il nuovo premier e riponeva in lui delle speranze ed io controbbattei argomentando con notizie che forse gli sfuggivano sul conto del "nostro".

A distanza di tre mesi, altra cena, altra pizza. Non ho resistito a porre la domanda, della quale già indovinavo la risposta... Non ci trovavamo, come nella serata berlusconiana, in una situazione da fine impero con le carte oramai calate sul tavolo: stavolta il sommo manovratore è salito alla poltrona da poco e, per di più, ha una forza mediatica schierata interamente al suo fianco (con eccezioni irrisorie). Non solo: le informazioni che lo riguardano sono altamente "tecniche" (il termine ci cade a pennello) e la loro comprensione richiede un vero e proprio studio... o almeno un'applicazione ben superiore alle nozioni da "basso bordello" del suo predecessore.

"Sì certo, mi sembra che stia facendo bene... lo spread poi è calato" la sua risposta. Ovviamente l'interrogativo era stato posto sul suo permanere nella fiducia a Mario Monti.
Che lo spread calasse, detto tra noi, lo davo per scontato da subito. Ma trovarsi a spiegarne i motivi, le potenze economiche (lobby) che agiscono dietro Monti, i loro fini e le rappresentazioni da attori consumati da parte dei politicanti collusi con queste forze, equivale a scalare una montagna se ti confronti con un profano: gli occhi gli si sgranano. Assumono poi un'espressione incredula paragonabile solo a quella dei berlusconiani dei tempi d'oro... Di quelli, per intenderci, che ti sei ritrovato ad ascoltare ingiuriare contro le sporche mosse di B solo alcuni mesi più tardi. Sostanzialmente, nel confronto con il neofita dell'argomento, appari alla stregua di un Actarus che ti racconta di provenire da un altro pianeta e ha parcheggiato dietro l'angolo il suo robot Goldrake per combattere contro i mostri lanciati da Vega:





Ora: il paragone con Actarus non mi disturba affatto, ma come nella cena berlusconiana, questa montiana assume, nel suo protrarsi, toni surreali... solo dai riflessi più drammatici, vista l'incoscienza di una situazione a cui, c'è sì una soluzione teorica, ma di fatto d'impossibile attuazione. Questo grazie alla scarsità di tempo a disposizione e soprattutto visto il fatto che non si darà mai seguito ad un rimedio per la mancanza di consapevolezza da parte della popolazione. Per dirla chiaramente abbiamo il destino segnato...

Il settanta per cento dell'opinione pubblica la fa la televisione. Più di un italiano su due vorrebbe il protrarsi del governo Monti oltre i tempi previsti. Più della metà degli italiani è favorevole al discorso TAV.

Vi chiederete, ora, cosa c'entra la TAV? Ci arrivo.

Per il montiano tipo, Mario è la persona giusta che si prodiga per il bene del Paese ("L'ha nominato Napolitano!")... Integerrimo e al di sopra di ogni sospetto: "Ma forse faceva prima parte di quelle organizzazioni. Non c'è mica ancora dentro..." (Nulla dice che sia fuori dalla Goldman Sachs, gruppo Bildberg ecc... n.d.s.). Una persona che ha rilanciato l'immagine (non ci piove su questo. E ci voleva veramente poco!). Colui che ha fatto abbassare lo spread (non avrai altro parametro all'infuori di lui!). "E poi mica possiamo mettere in discussione la crisi": sì, dico io, ma la genesi di questa crisi? I responsabili? Non pervenuti... Anzi, venuti direttamente alla guida dei paesi.
Se gli dici della truffa finanziaria a danno degli Stati (signoraggio bancario): "la tua è una tesi, non hai mica le prove!"... Gli fai notare che economisti di fama mondiale hanno comprovato che il meccanismo economico che ha sottratto la sovranità monetaria per regalarla a dei privati, come quelli che detengono la BCE (chi indovina chi sono vince una bambolina!), è truffa accertata senza ombra di dubbio. Di tutta risposta, passando di palo in frasca ti rispondono che: "Sì, sta cosa che la BCE dà i soldi alle banche, che ci fanno altro invece di dare prestiti alle persone... Allora potevano darli ai governi!": D'accordo, ma io stavo parlando di altro! Ma il surreale (l'apice) si raggiunge dopo una crescente arrampicata sugli specchi, quando il montiano arriva a difendere a spada tratta ogni decisione del signor Mario: perché lui, Mario nostro, vorrebbe fare delle cose eque, ma sono i partiti che glielo impediscono... (poverino! n.d.s.). Ma, reggetevi forte, il top arriva quando, messo alle strette, il montiano puro arriva a difendere le scelte Pro TAV del governo Monti: "E sì, perché qualsiasi cosa fai ha il contro! E la TAV no... E il Ponte sullo stretto no... E le centrali nucleari no... E gli inceneritori no... Qui se dai retta non puoi fare più nulla!".

Ora, ripresomi dallo choc delle ultime dichiarazioni di cui sopra, chiedo infine se l'amico si è informato sulle questioni in oggetto: "Beh, io non è che sia poi così informato...". Non c'era ombra di dubbio.

Uno spiraglio di luce (o d'ombra, fate voi) gli barluma negli occhi quando ragiona sul futuro economico del nostro paese in prospettiva: "le fabbriche chiudono... continuando così la vedo brutta!...". Ma come, la politica montiana non ci stava salvando? Ora si riflette sul fatto che la strada intrapresa, massacrando i lavoratori, i pensionati e il ceto medio in genere, è comunque quella del default economico?
Non prima di aver svenduto, con le privatizzazioni, il nostro patrimonio nazionale, ovviamente...
Già: uscire dell'euro non se ne parla (eresia!): "...e le conseguenze?". Restare nell'euro, con il destino segnato, invece, tutto bene... Almeno si vive alla giornata ed abbiamo oggi ancora il nostro telefonino in mano.

Comunque la riflessione turba il montiano solo un breve momento. Sostanzialmente il suo credo recita: "non avrai altro premier all'infuori di me; non avrai altro sistema economico che il mio". Firmato M.M.
E poi, "il debito pubblico dobbiamo pagarlo!". Va bene, dico io, bisogna pagarlo: ma con chi ce lo abbiamo il debito? Silenzio... In gran parte (tiro ad indovinare) con "quei" privati? E quando abbiamo votato la rinuncia alla nostra sovranità monetaria per far sì che per l'emissione della moneta dovessimo indebitarci con "loro"? La risposta è: "Sì, ma chi l'ha deciso lo abbiamo votato noi!". "Ah!", controbatto io: "e chi ha deciso una cosa così importante, mi sembra giusto, non ha minimamente interpellato (né informato) la popolazione! E poi, questi uomini che abbiamo democraticamente votato, quale lobby avevano alle spalle? Aspetta, fammi indovinare..."

In conclusione di serata, dopo il viaggio nel fantastico mondo di montònia, esausto alzo bandiera bianca. Non puoi scalfire un dogma: al massimo ottieni il beneficio del dubbio dopo esserti speso delle ore.

La mia posizione, beninteso, non è una contro-religione antimontiana, tantomeno la volontà di lamentela a prescindere nei confronti del governo di turno (lungi da me un simile partito preso). Semplicemente è la conclusione logica in seguito all'osservazione e allo "studio" di fatti e realtà ben precise che sono ampiamente reperibili da chiunque abbia voglia di approfondire. Dunque cercate, accertatevi se avete voglia di comprendere la realtà che vi circonda: fatevi delle vostre idee sugli argomenti chiave che riguardano la collettività. Fatevi un giro sulla "giostra" TAV, per dirne una: quella difesa con argomentazioni "discutibili" quanto ferme e senza tavolo di trattativa dall'attuale governo e dal "buon" Napolitano. Confrontate più fonti, incrociate le informazioni: correte il "rischio" di scoprirne delle belle!

Sono consapevole della complessità dei temi da affrontare, della veste di uomini retti che gli schermi diffondono: molto più semplice (e ci sono voluti ben 16 anni!) è stato comprendere il ridicolo ed il marcio del personaggio (con entourage) che ha preceduto.

In ogni caso, le mie conclusioni, come ho già avuto modo di dire, lasciano il tempo che trovano, destinate al fallimento proprio come questo paese: gli italiani, ieri come oggi, hanno l'ombrello aperto con il sole, muniti persino dell'impermeabile! Glielo ha detto l'Europa, glielo ha detto la televisione...


mercoledì 1 febbraio 2012

Scacco matto alla Regina bianca




Abbiamo "mangiato" il cavaliere dal cavallo nero solo dopo esserci fatti sconquassare le fila, perdendo diversi pezzi. Il Re bianco riorganizza il gioco, per la controffensiva, schierando il suo primo alfiere. I pedoni sono quasi tutti compatti, meno uno... . A qualcuno non torna la strategia:


In dicembre, all'indomani della nomina a premier di Mario Monti, ero presente in Piazza del Popolo in Roma, per la manifestazione di protesta alle scelte appena calate giù dal bianco Re. Inizialmente mi ha sorpreso la composizione delle compagini presenti, molto meno il numero esiguo dei partecipanti. Erano rappresentanze di agricoltori, arrivati con tanto di trattore. Erano piccoli movimenti civili. Erano un gruppo di ragazzi al di fuori delle logiche del sistema. Nessun partito, nessun volto noto. C'era un Generale dei Carabinieri, dalla lunga militanza nei sindacati, che urlava, come gli altri, l'allerta: "attenzione, il gioco è truccato!; attenzione agli schieramenti in campo, non sono quello che credete siano!"

Volevo vedere in volto l'Italia che ha mangiato la foglia, tastare il polso allo stato di coscienza... Perché gli agricoltori? Perché sono quella parte del paese più lontana dalla logica capitalistica del nero neoliberismo. Loro, insieme ai pescatori:

Chi tocca con mano la terra ed il mare è colui che ha in sé i valori primari, incontaminati dalle logiche artefatte di un mondo globalizzato al pensiero unico, un mondo schiavo dell'economia oligarchica di uomini dall'anima come la pece. La cultura dell'uomo contadino non è universitaria di indirizzo tecnico-classico-moderno, ma ha avuto il supremo insegnamento alla fonte del sapere dalla natura: il campanello d'allarme è suonato per loro molto prima, avendo avuto la possibilità di vivere direttamente, sulla pelle, l'assurdità di un sistema artificiale. Il campanello è suonato tanto tempo prima di quello di chi, da quella fonte naturale, si è allontanato, rinchiuso nel comfort della propria casa riscaldata dalla televisione. Per alcuni il batacchio è stato sottratto per sempre: il loro sistema di allarme non li avvertirà mai più.

Pasolini, ancora una volta ha avuto ragione: la speranza risiede nel ritorno ad una civiltà vicina ai valori contadini: i più puri di cui ci possiamo dotare. E la speranza risiede poi nei pensatori, nei filosofi, nei poeti... proprio come Pasolini, che coltivano nel loro animo la sensibilità di quella cultura e se ne fanno portatori, distribuendola alla popolazione, dialogando con la popolazione, portando a compimento il loro più nobile e ultimo fine, anche dopo la morte.


Piazza del Popolo vuota, di quel freddo giorno dicembrino, è stata l'amara metafora di un popolo che se ne è rimasto incosciente nelle case a bersi le regole del gioco che gli venivano calate dall'alto: e così il (loro) gioco continua... :

Sì, perché la torre bianca (il PD) è in realtà il secondo cavallo nero (di Troia) infilato tra le nostre compagini, e schiere di pedoni bianchi si battono il petto per la bontà della sua posizione nello scacchiere, non accorgendosi dei suoi insoliti spostamenti ad "L", andando così esposti alle avanguardie dei pedoni e alfieri neri, che li dividono, li isolano, infine li mangiano senza possibilità di contromossa, inutilmente "difesi" dal pernicioso fare del primo bianco alfiere.



La partita si complica ad ogni passaggio, ed il pedone bianco, quell'unico pedone bianco grida: "la partita è truccata!!" Inascoltato... "Il cavaliere nero è stato sacrificato al solo scopo di portarci sotto scacco!" Ma i suoi non l'ascoltano, e cade l'altra bianca torre (i diritti dei lavoratori), altri pedoni si perdono sul campo insieme al secondo alfiere (le nostre risorse nazionali). Il giocatore nero ha buon gioco e ci depreda un pezzo dopo l'altro.


Ma noi abbiamo "cortine" fumogene negli occhi, litighiamo l'un l'altro, ci guardiamo con fare sospettoso. Certo, l'evasione è un problema, ma il tema non può essere affrontato in modo semplicistico! Bisogna ragionare, bisogna chiedersi come mai non possiamo scalare qualsiasi nostro acquisto e a chi conviene mantenere questo sistema... Soprattutto, perché viene posta ora la questione?? Ma no, la nebbia ci toglie la vista con falsi problemi, con realtà minori: e ci distrae, ci confonde, ci separa, ci allontana dalle persone amate... e tutto questo mentre la nave viene condotta consapevolmente contro gli scogli... Mentre si scava un traforo di violenza nelle nostre anime...


Bisogna buttare all'aria la scacchiera, ma da solo non può nulla, povero piccolo pedone bianco. Non può nemmeno invocare il suo Re, perché ha tradito, come la torre, come il primo alfiere: tutti figli neri sotto le spoglie di un sottile smalto bianco: tutti provenienti dalla stessa Troia.


A due mosse dalla fine della partita, il meschino grida la sua verità, la sua disperazione: "non c'è più nulla da fare, la Regina è persa!!!"


A chi è giunta la sua voce e non ha creduto, a chi ascoltando ci ha messo anche il solo beneficio del dubbio senza aver agito... a loro giungerà, infine, troppo tardi, la comprensione:

La Regina è la nostra sovranità, il nostro Paese...


Scacco matto alla Regina bianca...





(Il gioco - Umberto Verdirosi)





P.S.: Il movimento ad "L" nello scacchiere è proprio del cavallo (in questo caso quanto mai di Troia): questo a beneficio di chi non conosca i movimenti dei pezzi nel gioco degli scacchi. Qualcuno ha insinuato pensare che dietro il primo alfiere bianco si celasse l'attuale premier Monti: rispondo dicendo che trattasi di illazioni che non confermo né smentisco. Ognuno, in questo gioco, può attribuire un personaggio o dei valori ad ogni pezzo della scacchiera: il risultato non cambia.


P.S.2: Ho utilizzato un quadro del maestro U. Verdirosi (qui il suo sito), in calce all'articolo: l'ho adattato alla mia partita. Ho avuto il piacere di conoscerlo in quel di Orvieto, dove avrete modo di vedere dal vivo le sue opere. Per chi vuole approfondire la tela, ben altra partita è oggetto delle intenzioni dell'autore. Nessuno meglio di lui ve la può illustrare:






giovedì 15 dicembre 2011

Analisi di un disastro annunciato

La forma, con Monti, è diversa, ne convengo: molto più presentabile, più garbato nel suo modo di fare (così poco italiano); più intelligente nel gestirsi e nel gestire le cose. Per questo molto più pericoloso... .

Con Berlusconi l'italiano era trattato come un dodicenne. Abbiamo avuto dodici anni per circa 17 anni, poi siamo finalmente cresciuti, ci siamo spazientiti e molti l'hanno abbandonato. Allora è arrivato Monti, lui sì, ci tratta in rapporto alla nostra attuale età: tredici anni... .

Non mi soffermo sulla prima manovra Monti, unanimamente giudicata iniqua e zeppa di inciuci, veri o presunti, con le forze politiche e vaticane. Oggi parte delle masse che applaudivano alla "necessaria ed unica soluzione Monti", è rinsavita unicamente alla prova dei fatti cui era atteso. Lo acclamavano! E lo facevano chi per paura, chi per presa di posizione del proprio partito di riferimento, chi perché lo aveva proposto (imposto, dico io) l'apprezzato (per cosa??) Presidente della Repubblica, chi perché riteneva (pericolosamente) che qualunque cosa fosse arrivata dopo il circo Berlusconi sarebbe stata buona a priori, chi perché nutriva semplicemente in lui una speranza, chi per un misto fritto di tutto questo. Colui che la pensava differentemente era il complottista, qualunquista, visionario e quant'altro. Come un deja-vu dai tempi del primo Berlusconi, si è assistito all'irrazionale respingimento di chi metteva in guardia e proponeva altro, il tutto per l'estrenua difesa di una soluzione calata dall'alto, "l'unica..." .

Rinsavisce parte della popolazione, eppure non mossa dal pensiero, bensì dalla materia della sostanza che gli viene sottratta, dai diritti così duramente conquistati che vengono meno. Dunque mossa dalla pancia. Eppur si muovono ma, mi domando io, perché sorprendersi delle scelte di questi novelli Bertolaso nell'emergenza di un disastro annunciato? Cosa si aspettavano d'altro da queste persone? Equità. Cominciare a togliere là dove è l'accumulo di denaro dei pochi, in questi anni spudoratamente arricchitisi a svantaggio dei molti: questa la giusta ed ingenua pretesa.
Eppure non era necessario arrivare a toccare i fatti di una manovra per sapere quale linea sarebbe stata adottata: sarebbe bastato vedere a monte altri fatti, anteriori e chiaramente esaustivi, che ci avrebbero sussurrato (urlato!) alle orecchie.

Sarebbe bastato chiedersi chi è Monti e quale pensiero, quale filosofia, muove il suo essere: allora avreste assistito con un certo distacco ad una manovra che vi sarebbe parsa (questa sì) l'inevitabile. Bildberg, Trilateral, Goldman Sachs: queste sconosciute organizzazioni di privati in bocca a pochi folli... BCE, Banca D'Italia, Federal Reserve: queste "conosciute" banche S.p.A. in mano ad una manciata di lucide menti senza scrupoli...

Sarebbe bastato collegare i fatti per comprendere accordi a porte chiuse, eventi che preparavano il terreno per il teatrino cui stiamo assistendo:

Todi, 17 ottobre 2011: si riuniscono il Cardinal Bagnasco, le associazioni cattoliche, i futuri ministri Passera, Riccardi e Ornaghi (Ahimé, amata terra dei miei avi, quali vil piedi ti calpestarono!). Parte del potentato locale ha dunque trattato a porte chiuse la sua fetta. Mi pare di sentirla, la sincera voce della provincia perugina traboccare dal più nobile degli organi interni nei confronti di cotanto illustri personaggi: "ve pozza pijja n corbo ta tutti quandi ndo stéte!"... Non traduco, ma si tratta di una formula augurale di lunga vita.

L'incontro di Todi è succesivo all'incontro, i primi di settembre, a Cernobbio da parte del gotha dell'economia, presenti Tremonti, Monti, con intervento in videoconferenza di Napolitano che dice: "Per l’Europa una nuova generazione di leader con coraggio". Il tutto mentre Draghi (vedi curriculum Monti) saliva alla presidenza della BCE. Anche qui decisioni private per la conduzione del paese e per la spartizione di potere, le quali precedono a sua volta quelle a porte blindate Bildberg fino a quelle a salire fino all'occhio in cima alla piramide di comando.

Tremonti un "loro" uomo, così come Napolitano, Draghi, Prodi, L'attuale Presidente del Consiglio greco... ed il nostro nuovo presidente, ovviamente. Il precedente governo non ha mosso un dito (guarda caso!) per una situazione economica che si andava manifestando in tutta la sua criticità, portandoci e lasciandoci sull'orlo di un presunto precipizio... proprio al punto giusto per un passaggio obbligato di consegne per "l'unica possibile soluzione tecnica". Passaggio ampiamente pianificato e conosciuto da tutto l'ambiente politico, del resto... come dice Ambrosetti, uomo vicino a Monti che rivela: «Monti al programma ci lavorava da quattro mesi»... . Ma dai! Ci lavorava da quattro mesi, il che significa che da ancor più tempo aveva ricevuto la proposta (ordine) d'incarico. E da quanto tempo lo spread, ben pompato dai media e dalla Goldman (dicono i bene informati), ci cinge d'assedio? Quattro mesi? Ma dai! Si tratta di casualità, ovviamente... .

Forse pochi hanno analizzato con attenzione le parole contenute nel pizzino di Enrico Letta (PD) a Monti appena dopo il suo insediamento:

"Mario, quando vuoi dimmi forme e modi con cui posso esserti utile dall'esterno. Sia ufficialmente (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice) sia riservatamente. Per ora mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!".

Strana la confidenza, il senso di appartenenza ad un piano comune dimostrati dall'uomo PD: "mi sembra tutto un miracolo! E allora i miracoli esistono!"... Cosa è andato per il giusto verso? Cosa era stato pianificato, ed ora, quasi con incredulità, si materializzava? Da quanto tempo era stato pensato e a cosa si era scampato per arrivare a questo? Forse il popolo poteva scamparlo, forse poteva mangiare la foglia, pretendere le votazioni! Ma no, loro sanno manovrare il proprio burattìno, sanno quel che fanno e la pedina Letta quasi se ne meraviglia.
Le parole del pizzino rivelano anche le due versioni con le quali il soldatino PD si propone di muoversi: una ufficiale, quella che l'elettorato può vedere come espressione di facciata di una politica di partito (Bersani mi chiede per es. di interagire sulla questione dei vice); l'altra non ufficiale, al riparo dagli occhi, un aiuto nell'ombra che diligentemente può fornire alla causa (quale?).

Tutti, dai vertici PDL al PD passando per UDC e FLI (IDV?) sapevano da tempo l'esito degli eventi che il Presidente della Repubblica ci ha mostrato come tempestiva ed unica possibile soluzione dell'ultima ora. Soluzione decisa dall'alto, molto più in alto di tutti loro. Capirete il non senso, in questo scenario, di ragionare ancora in termini di destra, centro, sinistra.
E la democrazia? In tutto questo conciliabolo di privati dietro le quinte, rinchiusi nelle stanze blindate, appartati nei sottopassaggi, dov'è finita la democrazia?
Non si doveva votare certo, ed il popolo, del resto, doveva essere messo di fronte ad una situazione di fatto, impaurito dagli eventi, incoraggiato dalla speranza... .

La speranza:

“La speranza è una trappola, è una brutta parola. Non si deve usare.
La speranza è una trappola inventata dai padroni.
La speranza... è quella di quelli che ti dicono che dio… state buoni state zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà. (Mario Monicelli)

Questo governo, il consenso ce l'ha ancora dalla maggior parte della popolazione: potessero votarlo oggi, Monti sarebbe ancora visto come l'unico uomo della provvidenza.

Ma cosa potrebbero fare i cittadini, qualora in maggioranza non fossero d'accordo con il suo operato? Sarebbero gli strumenti democratici a correggere il tiro della sua opera o a deporlo? Democrazia: quanto suona beffarda la parola in questo momento storico! Basti pensare che, in questi giorni in Toscana 57 sindaci hanno sottoscritto un documento che consente ai privati di continuare a gestire l’acqua fino al 2026, calpestando le due giornate referendarie del 12 e 13 giugno... . Già, la democrazia, una bella fumosa parola!

Come finirà questa storia? Ancora una volta Monicelli ci accorre in aiuto:

"Come finisce questo film? Non lo so. Io spero che finisca con quello che in Italia non c’è mai stato: una bella botta, una bella rivoluzione. C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, che è trecent’anni che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige anche dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando, ormai da tre generazioni."

Una rivoluzione armata è dolorosa, ma più che altro rappresenterebbe la sconfitta di una nazione poco lucida, in preda agli istinti, inconsapevole delle ragioni e dei volti che l'avranno condotta allo strenuo. Facile allora il gioco dei burattinai nel cavalcare il malcontento, piazzando i loro capipopolo per volgere il tutto a proprio vantaggio, dando l'illusione di ristabilire un ordine e una maggiore equità sociale, facendo ricominciare il ciclo. Tutto da manuale.

Quel che farebbe fare il salto di qualità è una rivoluzione culturale, che armi il cittadino di quegli strumenti che lo rendano intellettualmente libero: la popolazione dovrebbe poter parlare in scioltezza di signoraggio, massoneria, psicologia delle masse almeno ad un livello tale da far saltare i giochi di potere, al fine di innalzare la nostra età media da 13 ad almeno 18 anni, e con il raggiungimento di una maturità scaturirebbe in automatico una democrazia degna di tale nome. Ci vuole libera informazione (ancora saldamente nelle loro mani). Ma a 18 anni si potrebbe concertare un'azione comune quale uno sciopero generale ad oltranza che pieghi il sistema. A 18 anni si può pensare un nuovo, coerente, sistema di valori e certamente un nuovo sistema economico. Per questo la scuola, base solida di ogni crescita civile, è sistematicamente affossata.

Utopia? Probabilmente sì, o meglio, siamo lontani dall'obiettivo, educati e distratti per un'eterna infanzia, abituati a parlare con le parole altrui: le loro (ma ci paiono nostre!).

Siamo in un disastro annunciato, che affronteremo frontalmente non appena Monti avrà finito il lavoro di macelleria commissionatogli.

Saremo probabilmente ancora schiavi, convinti di essere uomini liberi... Ma non disperare Italia: Del resto non siamo noi in una democrazia? Non siamo noi un popolo sovrano? Ed io, in fondo, non sono un complottista? Un qualunquista? Un visionario? Le mie parole non hanno forse quel sapore surreale che può pronunciare solo la mente di un folle?


Buona rivoluzione, Italia. Buona rivoluzione pianeta terra.


Nell'attesa che cominci, guardate con attenzione questo video:

Solange Manfredi: Questa è la legge from censuratixcaso on Vimeo.

domenica 13 novembre 2011

Felici e perdenti


12/11/2011: finalmente è caduto.... . Sì, è caduto!

Immagini che rimarranno storiche:



All'ennesima ascesa al governo, l'ultima volta, mi passò davanti in pochi istanti tutto quanto poi è accaduto. Il tempo, di lì in avanti, si è dilatato e rallentato fino alle sue dimissioni: che comici Berlusconi e i suoi! Si erano presentati per scherzo e li abbiamo presi sul serio per 17 anni..., 17 anni..., 17 anni!!!

Il popolo ora balla e gode del momento al "Disco Matrix". Matrix: un film che rappresenta in modo esemplare il rapporto tra il Potere e la popolazione.



Sento ora arrivato impellente il momento dei dovuti ringraziamenti in un momento in cui il paese, seppure felice, versa in gravi condizioni:

Si vogliano ringraziare i politici tutti, con maggior merito quelli di governo e gli italiani che "distrattamente" hanno messo in poltrona pregiudicati, mafiosi, massoni, mignotte, finte opposizioni, opportunisti e buffoni vari... . Negli annali del barzellettiere rimarrà la dichiarazione di Bersani: "...siam noi che lo abbiam fatto scendere da cavallo"... .

Ringrazio questo grande gregge che si è tenuto per 17 anni una situazione simile... e prima Craxi... e prima Andreotti... e prima Mussolini. Del resto ognuno ha quel che si merita.

Le dimissioni arrivano, ma si concretizzano nel peggiore dei modi: non per volontà popolare, di cui l'ex presidente del Consiglio (da quanto volevo dirlo!) si è sempre altamente sbattuto; non per pressione di un'opposizione che in larga parte ha cercato di tenerlo in piedi anche con gli stecchini; non per merito del Presidente della Repubblica, anzi detto Grande Capo Penna Veloce, che ha concesso qualsiasi cosa al governante. Si è dimesso per volontà dei mercati: per volontà di chi, quei mercati li comanda a piacimento; si è dimesso perché così aveva preventivamente stabilito colei la quale tiene in mano, in qualità di privata S.p.a., il debito e il destino del mondo occidentale; colei la quale può far salire, a suo piacimento, la pressione su di un paese per rendere inevitabile il cambiamento e l'emergenza, colei la quale decide a tavolino guerre e sorti di gran parte del pianeta.

Questa caduta di governo è, nella bontà dello specifico accaduto, una doppia sconfitta per il cittadino italiano: perché non ha saputo cacciare egli stesso il suo osceno governante, dal quale è stato ben controllato attraverso i media di regime e il metodo Cossiga (vedi i servizi segreti tra i caschi neri nella recente manifestazione a Roma); poi perché, con la situazione che si è andata creando, si è data direttamente la chiave del governo (si ringrazi il connivente Napolitano) ad uno dei rappresentanti di quel grande potere economico, esso stesso causa dell'emergenza in corso.

Fatemi capire: "...i capi delle banche vanno a governare quegli Stati che le loro banche hanno fatto fallire!?!... Io sento odore di cetriolo!!!" (Crozza)

L'Italia oggi è felice, lo sono anche io.

Si conta proprio su questo stato psicologico: accetteremmo qualsiasi cosa pur di liberarci di chi ci stava portando al macello... anche un macellaio.

Le fauci dove stavamo lentamente finendo erano tanto grandi da non averne una visione d'insieme e tanto vicine che mi sembravano una caverna naturale...

Felicità, lacrime e sangue.

Visto quanto ci hai messo a capire Berlusconi... auguri Italia: ne avremo molto bisogno.



Un uomo allo specchio
(Italia)

martedì 18 ottobre 2011

15/10/2011: Io so...





C’era una volta… è così che iniziano i racconti di fantasia. Sono giustappunto qui per raccontarvene uno. Questo si chiama: "io so…". Un “io so” pasoliniano...

C’era una volta un governo (governo con la g minuscola, non è un errore) che doveva essere salvato. Salvato per l’ennesima volta: ma questa volta non con il voto di fiducia, quello lo aveva strappato con i soliti metodi il giorno prima. Questa volta doveva essere salvato dalla manifesta delegittimazione del suo popolo.


Ci si apprestava ad una grande manifestazione, grande quanto quella del Popolo Viola del dicembre 2009: almeno 500.000 persone a dir poco. Tutti sapevano, tutti si aspettavano già dai giorni precedenti che il serpentone umano avrebbe deviato il suo percorso per marciare contro il Palazzo: non tutto il corteo lo avrebbe fatto, certo… almeno un quarto. Alcune sigle quale la Fiom, ad esempio, avrebbero continuato per correttezza fino in Piazza San Giovanni, e con lei l’ala più pacifista. E poi, ovviamente, non proprio tutti si aspettavano la deviazione. Quelli che seguono più attentamente le vicende socio-politiche la davano però per scontata, come l'hanno data per scontata i sondaggisti del Palazzo: “il corteo devierà al 98 %”… quel 2% tralasciato è perché non si sa mai. “Non possiamo permetterlo, bisogna intervenire!”


15/10/2011: già dalle ore 1:20 in Piazza della Repubblica i rumori e la folla delle grandi occasioni.

Le persone stazionano fino a Piazza dei Cinquecento. I carri fanno capolino: c’è quello del teatro Valle dal sapore carnevalesco. Siamo in zona preparativi. Le persone sfoggiano fantasia e colori.

Giornalisti anonimi raccolgono impressioni dai partecipanti (si scoprirà poi fossero di Porta a Porta, si capirà quindi l’anonimato). I No Tav sono schierati, Giulietto Chiesa parla ad un microfono sotto le bandiere del suo movimento. L’atmosfera è quella dell’allegria mescolata alla determinazione. La determinazione è quella dettata dall’indignazione: “incazzamento” dico al "microfono anonimo" indossando come un cappello la maschera di Guy Fawkes…

In Italia, rispetto agli altri paesi dove grava "semplicemente" una crisi capitalistica mondiale, si aggiunge il veleno e la violenza che giornalmente questo governo instilla alla sua gente: la miscela delle due cose produce una reazione anche ai più passivi e lobotomizzati dei suoi elettori: la televisione ed i giornali del padrone non riescono ad arginare a dovere la situazione… e sì che lo hanno fatto tanto bene per anni. Ora i sondaggi vedono il premier ai minimi storici.

Inizia il corteo, si schierano i movimenti. Non si raggiunge il punto per la svolta al Palazzo che tra la folla cominciano a mescolarsi, in vari punti del camminamento, gruppi di venti e più vestiti di nero, coperti in volto e dai caschi dello stesso colore. Le persone rumoreggiano: i megafoni invitano all’allontanamento dei figuri di cui si intuiscono subito le intenzioni. Cori gli si lanciano contro: “fascisti!” gli si grida, intuendone lo spirito.

E’ tutto inutile: altri di loro prendono felpe, maschere antigas, caschi e l’armamentario da grandi buste di plastica bianca, precedentemente preparate in furgoncini piazzati in luoghi strategici. Entrano in azione devastando tutto quello che incontrano: macchine, vetrine, banche. E’ il caos.

Sono per lo più giovani, pescati qua e là dai movimenti di estrema destra, come lasciano intuire gli stemmi, sigle e i tatuaggi non ben coperti. A capo di ogni squadra di dodici, che agisce militarmente nel perfetto stile della celere, c’è un poliziotto in missione. Sì, un poliziotto, siamo o non siamo in un racconto di fantasia? I colleghi, posti alla vigilanza dell’ordine pubblico in numero insufficiente, non sono al corrente dell’operazione in corso: hanno solo direttive generiche su cosa fare e non fare, e sono oltretutto mal disposti su quello che oramai è diventato un campo di battaglia. Le devastazioni proseguono indisturbate o con il disturbo di qualche manifestante che in qualche occasione ha la peggio: uno prenderà una bottigliata in testa per essersi intromesso. La polizia (quella in divisa) approccia manovre quanto meno strane e spara inutilmente dagli idranti su di un corteo palesemente pacifico che si è schierato apertamente contro i “neri”… i quali proseguono fulmineamente le loro azioni andando a prendere di mira uffici, abitazioni, chiese… Il risultato del comportamento delle forze dell’ordine è l’irritazione del corteo. Qualche testa calda si unirà, a volto coperto, nel clima di guerriglia, riconoscibile per la mise diversamente nera. Saranno questi ultimi che poi verranno offerti all’altare dell’opinione pubblica nazionale nei giorni a seguire.

La manifestazione è oramai saltata, il fuoco e i lacrimogeni sono lo sfondo di un corteo spezzato e confuso: chi pure voleva raggiungere Piazza San Giovanni, in maggioranza, non ci arriverà mai.

Il corteo consegna alle forze dell’ordine cinque persone, poche altre ne fermeranno le guardie. Un poliziotto in divisa raggiunge, caso isolato, un casco nero e lo manganella: questo apre la visiera alterato e gli grida “ma che fai! Sono una guardia, come te!”. Il poliziotto in divisa si arresta stupito.

Il percorso è completamente devastato: un furgone dei carabinieri brucia come prima altre automobili. La luce solare abbandona la scena e con lei il corteo, che devia sì, ma verso altri lidi e in mille rivoli.

Gli ottocento caschi neri (tanti erano) si dissolvono. Le loro azioni, prive di ogni logica politica se non quella della devastazione fine a se stessa, ha impedito la marcia del popolo multicolore verso il Palazzo (questo sì, atto significativamente politico) che all’indomani della fiducia, acquistata dagli Scilipoti, avrebbe psicologicamente presentato la “sfiducia di fatto” del popolo italiano, che si sarebbe accampato in tenda sino a quando Napolitano non avesse sciolto le camere. Il Presidente della Repubblica, pur avendo fatto l'impossibile e consumato diverse stilografiche, in passato, pur di salvare questo governo, non avrebbe potuto tirarsi indietro dal togliergli l'incarico, messo così inesorabilmente con le spalle al muro da una situazione plateale e dalla risonanza internazionale. Missione compiuta dunque. Obiettivo secondario raggiunto era sospendere le manifestazioni in programma nel centro di Roma nell'immediato futuro. Non è riuscito solo il coinvolgimento nella melma del corteo: la macchina del fango fallisce nel mischiare mediaticamente i caschi neri con il popolo dei manifestanti grazie al contributo di mille telecamere.


15/10/2011 ore 21.00 “Mi hanno chiesto se sono indignato… io veramente sono proprio incazzato!!" (Francesco Guccini). Ovazione.


Questa era una favola noir: come è vero che Berlusconi è un buon governante e che noi tutti non siamo in una dittatura mediatica.

Questo deve necessariamente essere un racconto di fantasia che prende solo spunto dalla realtà: perché se così non fosse vorrebbe dire che lo Stato ha tradito il suo popolo...

e se così non fosse si sarebbe esposti a spiacevoli conseguenze, perché vorrebbe dire che "io so"... e questo racconto si potrebbe allora chiamarlo incubo.


domenica 13 marzo 2011

Ho fatto un sogno



Ho fatto un sogno: ero una nuvola.
Volavo leggera nell'aria, sospinta dal vento.
In basso centinaia e centinaia
sotto il sorriso di Giovanni e Paolo
e sotto un tricolore che camminava con loro...

Ho fatto un sogno: ero una nuvola
che si svegliava in volo.
Vedevo un popolo fedele alla Costituzione
e per la difesa della scuola pubblica.
Ed io ero con loro: nel mio popolo.


Ho fatto un sogno: ero una nuvola.
Mi svegliavo nel mio popolo
e poi mi risvegliavo
ed ero ancora una nuvola
grigia e trascinata dal vento.

Ho fatto un sogno: ero una nuvola
che volava sospinta nell'aria
e volava via dal mio sogno
su di una dittatura dei media
e su inerti con la testa nel televisore.


Ho fatto un incubo: ero una nuvola plumbea
Giovanni e Paolo tra le stelle
ed il mio popolo tra l'indifferenza.
"Non siete Stato voi!!!" gridavo alla feccia.
E guardavo dall'alto, celando la pioggia...




P.S: Le fotografie sono state prese dal sito di Repubblica e dal web.

P.S.2: Fatemi risvegliare nel mio sogno...

domenica 28 novembre 2010

Ovvietà climatiche

Piove, piove che dio (se ne esistesse uno) la manda. Ma visto che ci sono miriadi di religioni, ogni dio evidentemente ne manda del suo.
Lo scorso anno mi dissi che non avevo mai visto tanta pioggia in vita mia, quest'anno mi dico che se chi ben comincia è a metà dell'opera, allora ne vedrò delle belle.
Chi ricorda il clima com'era prima, nella sua imprevedibile "normalità"? Per un bambino di oggi, i fenomeni meteorologici odierni non sembreranno strani, ma tra me e lui non sono passate ere geologiche.
Noi umani ci conformiamo facilmente: tra due anni sembrerà normale anche a me avere due/tre mesi di sole e poi una lunga stagione delle pioggie e non ricorderò com'era il clima prima, alla pari di come non mi sembrano mai esistiti i tempi in cui non avevamo un telefonino.
L'agricoltura è in seria difficoltà. Forse dovremmo adeguarci e cambiare colture che nella fanghiglia non riusciamo nemmeno più a seminare.
Piove governo mafio-massonico, che dire ladro è obsoleto e limitativo. I nostri terreni come è noto sono idro-geologicamente instabili, per fortuna c'è un'ottima attività di prevenzione e ricerca nel settore... e non so se si è colta la sottile ironia. Nel caso non fosse lampante, andate su google (non si pronuncia gogòl) e digitate "Gelmini taglia 25 dipartimenti di geologia" (su 31).
Ci pisciano in testa e ci fanno credere che stia piovendo, che in tempi recentemente passati poteva anche essere una buona notizia (che sta piovendo) ma adesso siamo con l'acqua fino al collo e i due liquidi si mischiano, entrambi perniciosi.
Non ci sono più le mezze stagioni ed era meglio quando si stava peggio.
Ovvietà climatiche.
Ma dobbiamo allontanarci dal giardino (allagato e coi nani) di casa nostra e guardare alla politica globale se vogliamo andare al nocciolo della questione: il clima varia velocemente in tutto il pianeta, i ghiacci si sciolgono, perturbazioni violente si abbattono ovunque la dove questo non accadeva dal millenovecentoqualcosa...
Insomma, se il battito d'ali di una farfalla può provocare un uragano dall'altra parte del mondo, l'uomo non sarà mica da meno, no??
Se è vero, come è vero (vero?) che avete visionato Home di qualche mio articolo fa, già sapete che qui la tempesta s'ingrossa. Ci siamo messi a sfruttare ogni possibile risorsa, ad inviare gas nocivi qua e là assottigliando lo strato di ozono, a cementificare dovunque si posasse lo sguardo, vivendo come se non dovessimo lasciare dei discendenti in compagnia di altre forme di vita e fregandocene degli equilibri degli ecosistemi, perché quello che conta è il nostro... di ecosistema? No, di conto in banca!
Sembra che il pianeta stia reagendo un po' malino di fronte a questo bipede che si crede la natura incarnata sulla superficie della terra... e abbia deciso di farci assaggiare qualcosa di simile al diluvio universale... nemmeno tanto limitato alla sola acqua.
Siamo più efficienti di una farfalla.
Ovvietà della causa e dell'effetto...





lunedì 22 novembre 2010

A cena con un berlusconiano

A cena da amici l'occasione che, in questi giorni dal sapore di fine impero, non ti aspetti: il colloquio con un orgoglioso fan del "grande Silvio"!
Quando i topi (e le tope) scappano dalla nave, eccoti invece un bravo giovane sulla quarantina, gentile al limite del servizievole (non sottovalutate il termine), che risponde alla mia prima domanda che di getto gli pongo a seguito dei convenevoli saluti di rito: la risposta è "PDL!!".
Facciamo un passo indietro: amico di amici comuni, avevo già incontrato questo ragazzo subito dopo la manifestazione del PDL in piazza San Giovanni in Roma alla quale lui aveva partecipato volontariamente (e gratuitamente!!) al grido di: "meno male che Silvio c'è!". In quell'occasione, in visita ad una mostra, l'avevo incontrato indossando la felpa del Popolo Viola. Gli opposti si incontrano, contemplano l'arte e mangiano insieme, ma pure essendo curioso come una scimmia tibetana dall'esplorazione del fantastico mondo di berluscònia, nell'occasione non approfondii molto e soprattutto mi trattenni dal domandare quel che più mi premeva chiedergli: "perché??".
Ma non è stata questa la prima domanda che ho posto in questo secondo incontro, bensì una di più stretta attualità: "vista la scissione dei finiani, ancora PDL o Futuro e Libertà??".
Del resto fosse passato ai finiani la cosa si faceva meno intrigante, se non altro per alcune dichiarazioni di buon senso di quel lupo travestito da agnello di Fini, e invece no... e la domanda che allora volevo porgli si riaffacciava più che mai con rinnovata, scimmiesca curiosità.
Dopo una buona pizza, riprendiamo il discorso: "io", mi dice, "ai tempi di Berlinguer votavo per il PCI...". Già, me l'aveva detto anche la volta scorsa, ma: "come si finisce dal PCI al PDL??".
Mi spiega che dopo la morte di Berlinguer il partito è andato in lento, progressivo declino e che è rimasto "folgorato" davanti alla televisione dalla "scesa in campo di questo grande imprenditore".
Non lasciandomi sopraffare dallo sbigottimento gli domando però come si possa conciliare ideologicamente il passaggio tra i due partiti, la risposta è semplice: "è l'unica persona che può governare" e "dall'altra parte non c'è nessuno di credibile...". Non si può dare torto sulla credibilità della contro parte, specie se si pensa al PD, ma incalzo sull'ideologia: si giunge alla conclusione che dopo la caduta del muro di Berlino, le ideologie non contano più nulla...
Già, le ideologie sono venute meno e anche il pensiero in genere è degenerato. Quello che mi ha colpito è che le sue parole venivano pronunciate con fierezza, come quelle persone che pur non c'entrando nulla geograficamente con una squadra di calcio, tifano tuttavia per la formazione con più campioni in testa al campionato immedesimandosi con il vincente e... "noi siamo i più forti pappappero...". Insomma l'impressione è quella della fascinazione del potere e non a caso cita Bondi come persona che ha fatto il suo stesso percorso.
"Voi... voi... voi..." diceva rivolgendosi a me e al padrone di casa, ma voi chi? Tipico della logica berlusconiana generalizzare e ridurre tutti a due fazioni contro. "Anche voi avete fatto..." questo e quello. Tipico della logica berlusconiana anche ridurre tutti sullo stesso piano nella mentalità del "tanto si ruba tutti e quindi siamo tutti uguali: uno a uno palla al centro...". Già, peccato che non si può dare lo stesso peso ad ogni cosa.
Incalzato sull'oggettivo non governo e sulle malefatte del suo premier ("e chi te l'ha detto"!), informato che il PD era mondezza alla stregua del PDL, non gli rimaneva che l'arrampicata sugli specchi su presunte incongruenze di Di Pietro. Ma tutto ha potuto dire di fasullo tranne quello per cui si poteva effettivamente condannare: L'appoggio a De Luca alle ultime regionali (mi è toccato suggerirlo!).
Sul possibile passaggio verso Fini degli appartenenti al PDL alle prossime elezioni: "un vero berlusconiano non appoggia chi si mette dalla parte dei giudici"!!!
Sulla conduzione pro-Silvio del tg1: "ma no, che dite? Semmai Fede... e poi non vedo molto i tg"!!!
Ma "Vieni via con me" di Fazio e Saviano l'hai visto?: "No, ma non mi interessano queste cose."
Notizie attraverso il pc? Non pervenute...
Sulla immondizia di Napoli: "Silvio ha risolto tutto"... e le persone che protestavano? "Ah, i camorristi..." (un'amica di Napoli presente credo abbia affondato le unghie sul divano...).

Ok, a questo punto mi sono pentito della mia curiosità, perché finisce sempre così con gli abitanti di berluscònia: parlano di un'altro pianeta che gli raccontano il Giornale e qualche telegiornale, fatto di luoghi comuni e scarsa informazione e alla fine si ha la sensazione di esser rimasto con un pugno di mosche in mano.

Dopotutto, mi sono detto, non avevo bisogno di capire qualcosa che già conoscevo: del resto aveva l'ombrello aperto con il sole come la maggior parte degli italiani...







mercoledì 10 novembre 2010

I pagliacci e le verità di Pulcinella

Littizzetto, Luttazzi, Corrado Guzzanti, Sabina Guzzanti, Caterina Guzzanti, Paolo Rossi, Vauro, Crozza, Albanese... cliccando su ognuno di loro potrete trovare dei divertenti interventi che ci raccontano uno spaccato italiano.
Ci parlano di un paese in delirio, di una politica corrotta, di un'opposizione inefficace e complice, della mancanza di libera informazione, della caduta della morale e della democrazia ecc... .
Ogni trasmissione di Resistenza cerca di assoldarne almeno uno.

Il comico riveste in particolar modo da noi (questo è preoccupantemente sintomatico della decandenza dell'intelletto) un ruolo quanto mai fondamentale: è lui l'ultimo baluardo, l'interprete critico della realtà e unica fonte di ricezione passiva di un pensiero lucido che la persona media possa assimilare.
Assurta al ruolo di tele utente dal pensiero semi atrofizzato, la media italiana non è più in grado di reggere a lungo un discorso serio ed impegnativo e la satira diviene il mezzo di comunicazione attraverso il quale fare breccia ed interagire. Questo vale anche per i rapporti sociali di tutti i giorni.
Può più la satira, in Italia, di un partito di opposizione... forse proprio perché di opposizione è rimasto poco o nulla. Il fatto che la satira sia progressivamente osteggiata in televisione è la riprova di un suo ascendente (suo della satira ma anche suo della televisione) che può spostare sensibilmente il pensiero delle masse o almeno attivare qualche neurone.
Il limite di questi bravi intrattenitori è però che sono dei comici e i loro messaggi fanno in genere riflettere poco più del tempo di un sorriso. Inconsciamente vengono percepiti da molti come superficiali e non attendibili guitti, non gli viene concesso il dovuto credito: anche per questo continuiamo a votare PDL, Lega, Fini, Casini, PD...

Eppure è oramai con la risata che ci parlano tutti, nel bene e nel male. Persino un'importante carica istituzionale (nella figura del capo clown Berlusconi) con il suo ruolo carismatico e mediatico ci mitraglia di barzellette e di favole anziché affrontare i reali problemi della comunità. Folle ridenti e applaudenti assistono passivamente divertite alla sua simpatia (?!) senza l'ombra di una critica o di una condanna: questo è frutto di un lento, ma inesorabile, declino e tele assoggettamento del pensiero.
Nulla sembra scalfire lo strapotere del capo clown, ma "se sapesse che anche il PD è di sinistra sai come si arrabbierebbe?" (Benigni)
Ma anche i sotto-clown non sono da meno: ve la ricordate quella del "dialogo con il governo e comunque non nomino il rappresentante del maggior schieramento avversario"? (Veltroni). Uno spasso.

L'anomalia italiana è arrivata a tal punto che il miglior giornalista italiano deve avere necessariamente nel suo bagaglio una certa carica di humor e presenza scenica per arrivare alle persone (Travaglio) e la migliore risposta al berlusconismo è rappresentata da un altro ex comico (Grillo) che, paradossalmente, vanta il più serio programma politico rispetto a quello di qualsiasi altro partito.

Reagiamo solamente agli stimoli di una dialettica da show in prima serata... cosa siamo diventati?

Tic tac tic tac, il tempo passa e qui da noi è tutto un ridere... e ride a crepapelle anche chi ci guarda dall'esterno, perché con il tempo i nostri connotati sembrano essere cambiati senza che ce ne rendessimo conto e abbiamo cominciato a ritrovarci un naso un po' più rosso e i lineamenti di un ultra settantenne con un cervello di dodici anni: quando ci incontrano all'estero ci dicono: "italiano?? Berlusconi!!! Hahahahahaha...".


Dalla terra dei cachi alla terra dei pagliacci... ed i comici sono le persone più serie che ci sono rimaste.

Ridi pagliaccio, ridi... e si consuma la tragedia italiana.




P.S.: Qualora anche cadesse, resterà impresso ancora per anni, sui nostri visi, il trucco di un clown...

sabato 2 ottobre 2010

No B Day 2: la sfiducia viola

In un'Italia dove la spaccatura tra politica e realtà è sempre più insanabile, dove i governanti fanno solo i loro interessi, dove un direttore di giornale inscena un finto attentato per sparare sul web e rispondere al clamore delle parole in diretta tv di Di Pietro alla camera, in un'Italia dove un Fini (qualcuno simpatizzava per lui?) rinnova la fiducia al più squallido figuro che il Paese abbia mai visto, in questa Italia in decadenza dicevo, si riuniscono persone vere a parlare di cose vere e stare in mezzo a loro riapre il cuore.

Il Popolo Viola sfiducia questo governo senza appelli, ma condanna anche l'opposizione. Del resto i viola, come le agende rosse e il movimento a cinque stelle esistono esclusivamente per la mancanza di democrazia e di un'opposizione che si è rivelata chiaramente complice e collusa con la cupola mafio-massonica al potere, altrimenti di loro non ci sarebbe stata mai traccia né bisogno.
Intendiamoci, l'onda viola non rappresenta tutta la penisola, comunque in preda al sonno imposto dai media, e se non ha inciso a fondo l'oceano di gente del primo raduno non ci si può attendere molto dal secondo. Forse tutto questo serve più a noi che c'eravamo, a chi non c'era ma avrebbe voluto esserci. Serve comunque a fare pressione in alcuni partiti (non pensate al PD). La speranza è che il tam-tam sia importante per informare e risvegliare la società e che possa incidere sulle future elezioni.
All'arrivo in Piazza della Repubblica era già evidente la differenza con il primo No B Day: non c'era la sterminata folla del 5 dicembre. Eravamo pochi... Per rendere l'idea, se nell'ultima manifestazione di Berlusconi lui ha dichiarato che la sua clack arruolata fosse di un milione di persone, allora noi in Piazza San Giovanni eravamo, al dunque, all'incirca due milioni. Comunque un risultato migliore anche degli ultimi raduni dell'opposizione.
Prima dell'avvio del corteo tra le persone e nelle interviste televisive si discuteva della carenza di partecipazione e conseguentemente, individuata come una delle cause principali, della spaccatura all'interno del popolo viola su cui vale la pena spendere due parole:
Questa data era stata indetta dalla pagina nazionale viola che non si è consultata con i vari gruppi locali. Il mal contento dei vari gruppi montava comunque già da tempo e riguardava la mancanza di democrazia di chi gestiva questa pagina, autoproclamatasi e con a capo tale Sanprecario, personaggio senza identità. Con il tempo, come ho avuto modo di appurare in febbraio parlando con uno dei gestori di un gruppo locale e poi seguendo l'evoluzione delle polemiche che hanno divampato in seguito, si è cominciato ad accusare di strumentalizzazione la pagina nazionale viola, rea di censurare chiunque facesse scomode domande in merito. Ha cominciato a circolare la voce che dietro le loro azioni ci fosse la regìa di un partito o più partiti che volessero strumentalizzare i viola (Idv - PD gli indiziati). Lo stesso Paolo Flores D'Arcais (micromega) ha preso le distanze dalla pagina nazionale convocando i gruppi viola per il 16 ottobre. Quel che è certo è che un raduno nazionale non c'è mai stato, mentre circa 56 gruppi viola si sono riuniti e si sono dati una carta etica ed un'autoregolamentazione democratica.

Detto questo, eravamo comunque tanti e, una volta compiuti in maniera snella il percorso e l'ingresso in Piazza San Giovanni al grido di "fuori la mafia dallo stato!" e "Berlusconi porzione di escremento" (ma non sono sicuro si dicesse proprio così...), sono iniziati gli interventi: emozionante quello della sorella di Stefano Cucchi, bello il discorso del professor Rodotà, quello della direttrice del Manifesto e l'intervento dei Partigiani dell'ANPI. Non me ne vogliano gli altri, ma il discorso principale, l'anima della manifestazione è stato Salvatore Borsellino con un grande discorso che su RaiNews24 (mi hanno poi riferito) è stato purtoppo tagliato sul nascere.



Finirà l'intervento con il solito veemente grido a cui ci ha abituati: RESISTENZA!!
"Quando parla lui parlano due persone, sono i due fratelli..." ha commentato il conduttore della serata. La conduttrice invece, all'arrivo del nostro cartello davanti al palco con Paolo e Giovanni, non ha potuto fare a meno di salutarli e portarli all'attenzione di un applaudente pubblico che aveva già fatto incetta di fotografie dei loro mezzi busti sorridenti durante il percorso.
E' Salvatore, sono Falcone e Paolo Borsellino che marciano con noi tra la gente, il cuore che batte nel petto viola.
E noi resistiamo... e camminiamo su quella strada che è stata tracciata con il sacrificio di due uomini che possiamo chiamare, noi sì con cognizione di causa, eroi...



domenica 26 settembre 2010

Le due facce del Grillo

Mi ha colpito, nel tempo, apprendere che molte persone non vedevano di buon occhio Beppe Grillo, anzi, lo accusavano dei più disparati doppi fini nel suo impegno sociale.

Reduce da una serie di successi con il suo Movimento a Cinque Stelle e dalla recente manifestazione di Cesena (Woodstock Cinque Stelle) "rischia di spazzare gli altri partiti politici..." come ha avuto modo di dire recentemente Santoro nella sua Annozero tra il serio e il faceto.

Certamente è portatore sano di una politica più alta, di programmi ed idee all'avanguardia. Lo stesso Popolo Viola in un certo senso deve riconoscergli la paternità. Il suo movimento dà l'impressione di essere anche troppo avanti nei tempi e per questo rischia di risultare poco compreso.

Troppo facile però inserirsi nel nulla assoluto dell'attuale corrotta politica italiana anche senza il favore dei media.


L'anomalia: da comico a...
Da comico a cittadino impegnato. Chiamare comico Beppe Grillo nel contesto sociale in cui opera è, secondo me, denigratorio. Comico lo è in un varietà televisivo (del passato) e all’interno di un teatro, dove le persone pagano per sentire, oltre alle sue idee, anche la battuta e lo sketch. La funzione di raccoglitore di denunce sociali nel suo lavoro, la notorietà, lo ha portato nel tempo ad essere un catalizzatore di queste tematiche e tra le persone meglio informate in Italia, proprio quando la sana informazione diveniva, da noi, merce rara. Il comico è pubblicamente divenuto altro, la persona ha raccolto il peso dell’impegno, ma è l'anomalia della nostra non-democrazia che ha reso Grillo membro attivo della “nuova resistenza”. Fonda il Movimento a Cinque Stelle. Grillo esercita la politica secondo una logica alla quale non siamo abituati: estranea al potere. L’essenza dell’operato di Grillo si può riassumere in un unico concetto: rendere i cittadini consapevoli di essere tali e in quanto consapevoli, anche responsabili. E’ politica nella sua essenza, quella che mette al centro le persone. Grillo è di fatto un politico in quanto appartenente alla Pòlis (Città – Stato) e quindi non lo è meno di quanto dovremmo esserlo tutti. La sua massima resa è quella del “grillo parlante”, diffusore soprattutto di una visione… a noi il compito di recepire.

Grillo e i media

Uomo libero, per Grillo destra o sinistra (presunti) non ce n’è per nessuno… PDL e PD sono i controllori dei maggiori media e instauratori dell’attuale regime… e questo dice tutto. Dalla cacciata RAI 1986 (editto bulgaro ad opera di Craxi) è in atto una campagna mediatica che tende a screditarlo. Buffoni che vogliono far passare per buffone chi di mestiere fa il comico (ironia della sorte). Questa è la strategia utilizzata nel nostro tempo per rendere inoffensivo un fastidioso personaggio pubblico (anni fa avrebbe risolto una bomba)… e per questo italiano medio è più che sufficiente. Rifugiato nella nicchia del web, Grillo ha creato uno dei blog più cliccati, attraverso il quale passa un fitto scambio di notizie altrimenti sotto silenzio. Interviste a personaggi e persone qualunque, visibilità a giornalisti del calibro di Travaglio (patrimonio giornalistico mondiale), gente portata in piazza (V-day), referendum contro leggi “porcata”, migliaia di persone sensibilizzate, creazione di liste civiche a cinque stelle, appoggio a De Magistris e Sonia Alfano alle europee… dimentico molto, ma direi che basta e avanza. Da www.beppegrillo.it ha saputo trarne il massimo utilizzando anche il linguaggio comico-teatrale perché ha capito che al “tele” italiano si arriva con una battuta e non con la noiosa serietà. Da lì diffonde il suo pensiero, esattamente come qualsiasi blogger, con i pregi e i difetti di ogni persona, perché lui, come ognuno di noi, non è portatore del Verbo.


Grillo e il confronto

Ogni blogger con un minimo di visibilità sa cosa siano gli attacchi gratuiti: Grillo ci ha messo la faccia, il contenitore a disposizione delle persone che possono ragionare sull’informazione e quanto proposto, ma il dialogo in un clima di contestazione mediaticamente “soffiata” diventa difficile, anche con i numerosissimi grillini stessi. Lui ha messo delle linee guida nella carta di Firenze dopo un confronto con i maggiori meetup: ad ogni lista civica, poi, il compito di seguire il canovaccio di un pensiero. La cosa migliore era quella di evitare inutili discussioni con chi non capisce (o fa finta) e vuole screditare. Per quanto riguarda il confronto in TV, preferisce esprimere il suo pensiero in collegamento esterno o in differita, senza contradditorio immediato, per il semplice motivo che, come sempre, in queste trasmissioni ci sono i soliti pupazzetti politici con i foglietti (che chi di dovere ha preparato) tracimanti idiozie che tendono a buttare in confusione il discorso. Il concetto è: io dico la mia, il pubblico ha l’opportunità di ascoltare, poi dopo replicate quanto volete, infangate, denigrate, ma senza di me… non c’è confronto con personaggi di tale squallore. E’ la stessa scelta di Santoro ad Annozero con Travaglio: avrei fatto lo stesso.


Grillo e il PD
Al solito non è stato capito dai più. E' stato esilarante osservare le persone spiazzate dalla sua candidatura alla segreteria del PD: "perché al PD e non all’IdV? Ma fa sul serio? Dove vuole arrivare? E’ come Berlusconi! (!!!) Screditare il PD danneggiando l’opposizione? Il solito buffone…" e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente non aveva la minima intenzione di puntare alla carica, bensì voleva mostrare i limiti e il vero volto del PD, partito che finge di fare l’opposizione e la sinistra italiana, ma che con il PDL fa come il gatto con la volpe… e noi i burattini manovrati verso il bipolarismo stile P2 per un controllo totale del potere e delle poltrone. Scopo secondario era anche pubblicizzare il programma delle liste civiche a cinque stelle (parte del quale ripreso da Obama e condiviso da IdV). Si è messo in gioco, ha prestato il fianco alla critica, ma alla resa dei conti poi molti hanno capito: li ha messi in mutande. Lo ha fatto con un colpo di teatro che l’italiano recepisce. Grillo ha capito che l’unica speranza per il paese è togliere al PD il ruolo di opposizione, a vantaggio di chi l’opposizione la fa davvero. Per chi invece ancora non ha compreso… beh, c’è sempre il bipolarismo e il “grande” Partito Democratico... (auguri).

Cosa lo muove?
Cosa fa saltare il grillo? Secondo la “politica corrotta”, sono i soldi, anche reo di averne (senti da che pulpito!). La sua è tutta una manovra per incassare denaro utilizzando il populismo: esilarante dichiarato da personaggi che manovrano davvero le menti del popolo, rubano stipendi e prendono mazzette!
Beppe, hai una certa età, i soldi li hai fatti (con il sudore), per riempire le sale non ti servono mezzucci, non sei compreso: chi te lo fa fare? Perché metti in pericolo anche la tua incolumità e non ti pieghi al potere? “Il fatto è che poi vedi tuo figlio piccolo, ti guardi allo specchio e dici che non ti puoi tirare indietro, non puoi lasciargli questo paese, disattendere chi ha riposto in te una speranza”… ti credo, non mi basta sapere altro.
Non sorprende l’opinione dei media e di chi ne è ammaliato, sconcertante invece la posizione del collega Luttazzi, che stimo per intelligenza (meno in questa occasione). Luttazzi, ricevuto lo stesso trattamento mediatico del collega, giudica chi esercita satira incompatibile con l’attivismo politico, dimenticando che un comico è anche e soprattutto un cittadino. Accusa Grillo di populismo e demagogia adducendo motivazioni dal sapore qualunquista. Vinta una causa contro Berlusconi per auto difesa, di Luttazzi non si registrano iniziative significative al di là del palco. Ho troppa stima della persona per maliziare sul perché di tali parole… preferisco pensare ad un abbaglio e pagare il biglietto per un suo spettacolo.


Conclusioni

Questo post non muoverà le convinzioni di nessuno, ma ha dato l’opportunità di ascoltare un punto di vista su di un personaggio che divide. Per alcuni è un cialtrone, per altri un uomo da seguire… quasi fosse due persone distinte, due facce di una medaglia. Simpatico o antipatico che possa risultare, per me è solamente uno di “noi”. Curioso registrare quanto faccia parlare di sé e faccia paura una sola persona ai “poteri forti”, quasi quanto la piccola Cuba agli Stati Uniti.

Ringrazio Beppe Grillo per quanto ha fatto e sta facendo per il nostro paese. Comunque pronto, sia chiaro, a criticarlo duramente qualora dimostri di non muoversi per il bene comune. In qualunque modo la pensiate, nella speranza che sempre più persone tra voi aprano gli occhi, seguano l’esempio e si uniscano a remare tutti attivamente per un’Italia veramente libera e democratica… contrapponendo resistenza a questo regime che, spero lo avrete capito, non è solo Berlusconi.