Stalking = molestie ed atti persecutori nei confronti di una o più persone. Cyberstalking= stessa cosa, ma avviene nel web (da qui l'aggiunta cyber).
Sinteticamente sono queste le definizioni, così abbiamo delle coordinate su quel che andiamo trattando.

L'anonimato in internet è una pratica assai diffusa, addirittura consigliata quando si vuole proteggere la propria persona, ma proteggere da cosa? e da chi?
Il web non è altro che una realtà parallela nella quale si riproduce la stessa varietà di meccanismi che regolano i rapporti all'interno di un gruppo sociale più o meno vasto, dunque in esso si può trovare ogni sorta di individuo: chi ritiene che possa trattarsi di un mondo più selezionato solo perché ci si avvale dello strumento privilegiato della scrittura, commette un errore d'ingenuità.
La non identificabilità è un arma di difesa, ma anche di offesa. Nella nostra società, ne è un esempio il comportamento negli stadi, l'anonimato e il fare gruppo favoriscono l'emergere degli istinti più bassi di una persona: allo stesso modo nell'interazione in rete, alcuni soggetti, forti dell'anonimato, possono essere favoriti nell'assumere comportamenti persecutori e molesti nei confronti di altri per i più disparati motivi, ad esempio per morbosità sessuale, oppure per motivi di discordanza ideologica ecc...
In genere il cyberstalking è sottovalutato rispetto allo stesso reato del mondo reale, che può degenerare anche nell'aggressione fisica... ma chi lo ha detto che non può esserci il medesimo epilogo partendo da internet?? E a quali danni può essere esposta una vittima in rete??
Un'internauta può essere costretto all'impossibilità di esercitare un normale scambio di relazioni con gli altri utenti di un blog, di un network o di una chat comune, a causa dell'incursione dello stalker (molestatore) che può perseguitare con commenti violenti o diffamatori la vittima, e seguirla in ogni suo peregrinare in rete. Il comportamento lesivo, da parte di una o più persone (branco), può indurre nel tempo la vittima all'esasperazione e alla decisione di abbandonare il web, nel peggiore dei casi questa viene rintracciata nel mondo reale dove, con altri mezzi, continuano le persecuzioni, che possono anche risolversi in aggressioni fisiche: ma non è necessario arrivare a tanto per produrre serie conseguenze ad una persona.
Fin qui la descrizione del fenomeno, ma ora voglio riportarvi un esempio pratico che vi darà modo di osservare direttamente un gruppo di dementi anonimi (ma l'anonimato in internet è un concetto abbastanza relativo) intenti nella demolizione di un ristretto numero di persone. Li potrete osservare come si osservano dei microbi al microscopio, ne potrete apprezzare l'immoralità, la pochezza, la vigliaccheria e la cattiveria anche laddove si accaniscono contro una persona che nella vita è stata vittima di una grave malattia (e anche su questa viene presa in giro). I moventi di questo gruppo di stalkers, in questo caso, sono dovuti a divergenze ideologico/politiche con, alle spalle, una lotta per il controllo di un network (o alla distruzione dello stesso??), ma ovviamente nulla può giustificare un reato.
Questi personaggi, oltre a commettere gli atti tipici sopra descritti, sono arrivati alla creazione di un blog (in gergo chiamato blog fake) finalizzato all'attacco di un pugno di vittime, una delle quali, dopo due anni di molestie, è arrivata a prendere in seria considerazione la possibilità di chiudere il proprio blog.
Vi lascio all'esamina di questo sito realizzato da un manipolo di cyberstalkers, scarto della nostra società virtuale e reale... buona visione:
andate su: http://maanche.wordpress.com/
Con l'obiettivo di punire coloro che, attraverso la rete, compiono atti persecutori, l’art. 612-bis fa riferimento alla reclusione per chi “con condotta reiterante minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.”

