martedì 16 giugno 2009

Lettera pubblica di un prete al Cardinale


Di seguito la lettera pubblica che Don Farinella ha scritto al Cardinale presidente della CEI.

Leggetela e fatevi una vostra opinione in merito.

Don Paolo Farinella lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “, sempre editore Gabrielli.


SENZA LA PROFEZIA, RIMANE LA COMPLICITÀ

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà».

Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro.

Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.

Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete

mercoledì 10 giugno 2009

Visti noi e la politica attuale... avete vergogna di essere italiani?

Quando ho creato il gruppo su facebook "visti noi e la politica attuale... mi vergogno di essere italiano" l'ho fatto un po' come provocazione e un pò perché quel sentimento di vergogna lo sentivo dentro e quindi l'ho esternato pensando che altre persone, come me, potessero sentire il disagio. Da allora ho avuto notizia di molti connazionali all'estero che nutrivano questo sentimento e di molte persone sul territorio nazionale che esprimevano lo stesso concetto. Mi rendo conto che è un pò come il razzismo al contrario ma io lo interpreto principalmente come auto critica mettendo in mezzo per prima la mia persona. Probabilmente può essere un mio limite non capire determinati uomini e il loro pensiero e quindi metto in conto il fatto che il problema, l'anomalia, potrei essere io... Nel mentre, mi scuserete, ma continuo a sentire quel disagio. E' anche un pò vostro?


venerdì 5 giugno 2009

Perché lo psiconanopedofilo non si dimette e vincerà le elezioni.

Video esemplificativo con lo straordinario Mastroianni che spiega più di tante parole perché non si dimetterà mai un corruttore mafioso massonico e perché la pecora italica (vedi post precedente) lo voterà ancora...

sabato 30 maggio 2009

Analisi della pecora italica


Cos'ha portato l'Italia dov'è? Perché non siamo in grado di reagire? Queste sono due delle domande alle quali tento, qui, di trovare risposta...
Partiamo dalla pecora, l'italiano cioè. Voi direte: non sono io, non mi sento pecora... forse questo è anche vero, ma smettete di belare... mi riferisco alla media italica e quindi se pensate che la cosa non vi riguardi, in realtà è perché siete al di sopra o al di sotto di un confine arbitrario. Sto parlando della maggioranza di noi, di chi ha portato al successo Silvio Berlusconi e una mentalità a lui collegata.
Facciamo un riepilogo: siamo una giovane Repubblica e questo può giustificare solo in minima parte il non saper pensare con la nostra testa, infatti le cause dei nostri mali sono ben altre. Siamo sempre stati propensi storicamente ad essere "educati" come pecore, ossequiosi nei confronti di una mentalità cattolica che ci insegna a delegare, a cercare fuori delle risposte che intimamente dovremmo trovare in noi stessi... "Geneticamente" predisposti a sottostare ad un padrone, siamo una popolazione abituata a curare il nostro orticello a danno del bene comune, e a venderci facilmente a chi ci permette di farlo, o a chi ce ne da l'illusione...
L'esercizio del potere ha sempre teso al controllo creando dipendenza, sottomissione, disinformazione delle masse per "pascolare meglio il gregge" e mantenere inalterato lo status.
La Chiesa non ha il "merito" di essere il solo "pastore": abbiamo altri centri di potere quali la mafia, la massoneria, servizi segreti e la politica, quella della prima Repubblica del parlare "politichese" e soprattutto quella odierna del controllo mediatico e sintesi dei cinque poteri. Non c'è che dire, non ci facciamo mancare nulla!
Il cittadino italico nasce in questo clima, in una società dalle chiare attitudini al vuoto di pensiero e al qualunquismo... e come agli antichi romani veniva dato in "pasto" il gladiatore, oggi viene offerta la venerazione per il "Dio calcio" e le veline.
Quelli odierni sono i tempi dell'informazione, del mondo globale, dei network... dunque si potrebbe dedurne una graduale emancipazione dal pensiero indotto... in verità non è così e in Italia gli strumenti di controllo stanno vivendo l'evoluzione della specie in totale stile darwiniano: se il problema nel gestire le pecorelle era la sana informazione e il libero pensiero, la sopravvivenza della specie "potere" è avvenuta attraverso il monopolio dell'informazione stessa. Nasce il "regime mediatico", dittatura di fatto con il sottile guscio della democrazia.
Il controllo dei media è avvenuto in Italia ma non accade e non potrebbe accadere (in queste proporzioni) in nessun paese civilizzato e democratico degno di questo nome. E' un fatto che la libertà di informazione e la pluralità di voci sono alla base di una democrazia: ergo, siamo un popolo poco civile e ancora meno democratico mentre la pecora italiana, tronfia, pensa di se esattamente il contrario... sono i media a dirglielo.
Impaurita per lo straniero demonizzato che le ruba i verdi pascoli, non si rende conto che per comprendere la causa delle sue miserie basterebbe uno specchio. Come un drogato si lega al suo spacciatore, così l'italiano si affida alla protezione del presunto "buon pastore", in realtà il suo puscher di paure e tosatore della sua lana. Oltre alla xenofobia, che trova proseliti tra la pesante e vergognosa eredità nazi-fascista, alla pecorella vengono indotti concetti quali: è un bene il bipartitismo (che invece favorisce l'oligarchia dei poteri forti), è indispensabile l'energia nucleare (sorpassata, dannosa e già rifiutata con un referendum), e ancora il concetto che l'eletto dal popolo può agire al di sopra della Legge.
Il nostro retroterra culturale unito al controllo mediatico: miscela sottovalutata, tuttora non compresa, che non eravamo pronti a fronteggiare e che ci ha visti travolti.
Al di la della carta d'identità, l'italiano medio ha, nei confronti dei media, una formazione mentale di un dodicenne e come tale viene trattato. Coscienza critica al lumicino, è sottoposto a tecniche di programmazione neuro linguistica e di controllo neuro-associativo da professionisti nel settore. Come la televisione, ai suoi albori, ci ha aiutato nell'alfabetizzazione... oggi ci atrofizza e ci spinge nella regressione. La mancata reazione a tutto questo è dovuta anche all'incoscienza della nostra condizione, mentre chi invece è cosciente fornisce una resistenza numericamente insufficiente e comunque non pubblicizzata, racchiusa nella sua maggioranza nella nicchia del web. Internet non regge, per ora, il confronto con il giornalismo dei canali tradizionali, ma offre un punto di riunione importante per il libero pensiero. Forse dall'esterno, dall'Europa più sana, ci si può aspettare un aiuto.... oppure dobbiamo attendere una fisiologica riorganizzazione interna che può durare anche molti anni, tenuto conto dei danni che si stanno perpetrando nelle nuovi generazioni. Per la pecora italica, oggi come nel prossimo futuro, è destino che sia Pasqua ogni giorno.
Chi ha il monopolio dei maggiori media di una Nazione ha il controllo della stessa: "pilota" i costumi e sposta i paletti della morale... è il colpo di Stato perfetto, nell'apparente legalità. Da noi è stato "covato" con la complicità della corruzione e sete di successo... e si è concretizzato nel finire della prima Repubblica approfittando del vuoto di potere di un sistema già di per se corrotto. Un uomo, a cui lascio la chiusura, prima di altri aveva avvertito il potenziale pericolo a cui eravamo esposti:

"La responsabilità della televisione in tutto questo è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. E' attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Un giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre."

Pier Paolo Pasolini [L'articolo era apparso sul "Corriere della Sera" il 9 dicembre 1973 con il titolo "Sfida ai dirigenti della televisione"